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Peppino Marotto è stato assassinato a colpi di pistola alla schiena nel pieno centro di Orgosolo, suo paese natale, due giorni fa. Poeta, scrittore e cantore popolare, fondatore dei Tenores Supramonte di Orgosolo, grande sindacalista e membro storico del Partito Comunista, Marotto ha coniugato nei suoi 82 anni di vita l'impegno politico alla fedeltà assoluta alla terra e alle tradizioni della sua gente. E' stato autore di alcune opere fondamentali nella storia della cultura popolare sarda, tra le quali la raccolta poetica "Su pianeta 'e Supramontè", le "Testimonianze poetiche in onore di Emilio Lussù" e le "Cantones Politicas Sardas". Tra i numerosi canti composti da Marotto, tutti ricorderemo "Sa brigada sassaresa", scritta in onore dei combattenti sardi di ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale.
Sulle cause dell'assassinio c'è ancora il buio pesto dell'incertezza e dell'omertà, mentre la Sardegna e forse l'Italia intera perdono un piccolo pezzo della loro storia nel silenzio pressochè assoluto dei tg e delle cronache della maggior parte dei quotidiani nazionali.
Postato 31/12/2007
alle ore 14:45
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Categorie del post: folk, attualità Grazie per i vostri commenti|commenti
L'immagine del campione di scacchi Garry Kasparov, leader di uno dei partiti dell'opposizione, che annulla la sua scheda elettorale per protesta, è l'emblema della nuova Russia, ricostruita sulle ceneri dell'ex Unione Sovietica e che stenta ancora a imboccare il cammino verso una reale democrazia. Quelle spacciate dal governo per "libere" elezioni mostrano agli occhi del mondo (non a quelli degli osservatori internazionali, 55 individui mandati a controllare oltre 96.000 seggi) la loro vera natura di referendum pro o contro il premier Putin. Una sorta di plebiscito nel quale tutto è già scritto, ogni voce fuori dal coro messa da parte, soffocata e, nel peggiore dei casi, letteralmente eliminata. Già poche ore dopo l'apertura dei seggi c'è chi denuncia gravi irregolarità. Perfino l'ex vicepremier dell'epoca ieltsiniana ha bollato queste elezioni come le "più disoneste della storia della Russia", mentre secondo Grigory Melkonyants, dell'organizzazione indipendente di monitoraggio Golos, molti dipendenti sarebbero addirittura stati costretti a votare sul posto di lavoro invece che nei seggi, così da consentire ai capi un rigoroso controllo delle preferenze.
Postato 02/12/2007
alle ore 16:33
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Categorie del post: politica, attualità Grazie per i vostri commenti|commenti (7)
La sconcertante approssimazione con la quale i media descrivono l'intricatissimo universo delle città universitarie, con le sue criticità, virtù o contraddizioni, è emblema della superficialità che ammorba il punto di vista della politica e della società civile del nostro paese sul mondo dei giovani, così come su tutto ciò che ha a che fare con il futuro. Una campagna di stampa all'insegna del sensazionalismo a tutti i costi, infarcita di particolari morbosi e luoghi comuni, ha trasformato una tranquilla città umbra in una sorta di gomorra del sesso e della droga, dove giovani da tutte le parti del mondo sfiderebbero la noia dilettandosi in ogni genere di perversione. Paradigma, tutto ciò, del livello di degrado sociale che caratterizzerebbe la gioventù odierna, priva di valori e di punti di riferimento e come tale in preda a un'orgia morale di cui il tragico episodio di Perugia costituirebbe significativa testimonianza.
Mi pare, francamente, un'interpretazione piuttosto perbenista e oltremodo didascalica di una realtà che, come ho già scritto su queste pagine, risulta invece molto più complessa di quanto sembri a prima vista. Una realtà che politici e operatori della comunicazione non esitano ad analizzare con le categorie di una bigotta morale di provincia, che impedisce quell'analisi più profonda e articolata che invece il problema meriterebbe.
La verità è che le nostre università stanno progressivamente diventando dei luoghi dotati di una stranissima forma di extraterritorialità, dei "non luoghi", come li avrebbe definiti l'antropologo francese Marc Augè. Comunità prive di collante identitario, non gruppi sociali ma insiemi di individualità solitarie, nelle quali miriadi di soggetti, scaraventati poco più che diciottenni in un mondo privo di regole, si incontrano senza instaurare alcun tipo di legame. Le risposte della politica al disagio sociale che inevitabilmente ne deriva non possono che risentire dei deficit interpretativi ai quali poc'anzi facevo riferimento.
Accade così che le amministrazioni comunali si disinteressino completamente dei problemi degli studenti, salvo quando questi ultimi si assimilino a quelli, ben più sentiti, dell'ordine pubblico. Le politiche sul diritto allo studio universitario, lungi dal presupporre analisi di tipo qualitativo, si fossilizzano su obiettivi quantitativi, come il numero di borse di studio erogate o quello (generalmente piuttosto esiguo) di posti alloggio disponibili. Il carattere dichiaratamente assistenziale del sistema impedisce interventi di più ampio respiro che, anzichè fornire sussistenza a chi giace al di sotto della soglia di povertà, si adoperino per strappare tutti gli altri dalla giungla del mercato degli affitti, offrendo servizi, spazi di libera espressione della creatività, integrazione col territorio e rappresentanza istituzionale. Interventi che contribuiscano a rendere lo studente "cittadino" a tutti gli effetti, parte integrante di una comunità anzichè mera indivualità solitaria, soggetto sociale, investimento nel futuro anzichè fardello del quale liberarsi al più presto.
Postato 01/12/2007
alle ore 02:18
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Categorie del post: politica, attualità, università Grazie per i vostri commenti|commenti (5)