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La sconcertante approssimazione con la quale i media descrivono l'intricatissimo universo delle città universitarie, con le sue criticità, virtù o contraddizioni, è emblema della superficialità che ammorba il punto di vista della politica e della società civile del nostro paese sul mondo dei giovani, così come su tutto ciò che ha a che fare con il futuro. Una campagna di stampa all'insegna del sensazionalismo a tutti i costi, infarcita di particolari morbosi e luoghi comuni, ha trasformato una tranquilla città umbra in una sorta di gomorra del sesso e della droga, dove giovani da tutte le parti del mondo sfiderebbero la noia dilettandosi in ogni genere di perversione. Paradigma, tutto ciò, del livello di degrado sociale che caratterizzerebbe la gioventù odierna, priva di valori e di punti di riferimento e come tale in preda a un'orgia morale di cui il tragico episodio di Perugia costituirebbe significativa testimonianza.
studio universitario, lungi dal presupporre analisi di tipo qualitativo, si fossilizzano su obiettivi quantitativi, come il numero di borse di studio erogate o quello (generalmente piuttosto esiguo) di posti alloggio disponibili. Il carattere dichiaratamente assistenziale del sistema impedisce interventi di più ampio respiro che, anzichè fornire sussistenza a chi giace al di sotto della soglia di povertà, si adoperino per strappare tutti gli altri dalla giungla del mercato degli affitti, offrendo servizi, spazi di libera espressione della creatività, integrazione col territorio e rappresentanza istituzionale. Interventi che contribuiscano a rendere lo studente "cittadino" a tutti gli effetti, parte integrante di una comunità anzichè mera indivualità solitaria, soggetto sociale, investimento nel futuro anzichè fardello del quale liberarsi al più presto.