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La caduta del governo Prodi apre di fatto una stagione di profonda incertezza per il futuro del nostro paese. Il vasto arcipelago di posizioni diverse all'interno dei partiti della (ex)maggioranza circa l'opportunità di un governo istituzionale conferma la crisi della politica e la sua assoluta incapacità di dare risposte credibili ai complessi scenari che gli si prospettano.
La ripicca di un senatore è bastata a sconfessare un governo che milioni di italiani avevano voluto con democratiche elezioni. E' il tracollo della politica, la crisi dell'intero sistema politico istituzionale costruito negli anni della seconda Repubbica, dopo il terremoto giudiziario che nel '92 sancì la fine della prima.
Un sistema partitico completamente autoreferenziale e avulso dai problemi reali della gente fa da contorno a uno scenario insidioso, nel quale il duello strisciante fra i poteri dello stato (esecutivo-giudiziario), la crisi economica e un pericoloso, latente conflitto sociale rischiano di trasformarsi in una polveriera la cui deflafrazione potrebbe rivelarsi devastante.
Postato 26/01/2008
alle ore 12:47
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Sopravvissuto per quasi due anni alle turbe di una maggioranza capricciosa, ai colpi bassi di una congiuntura internazionale sfavorevole e perfino ai rifiuti di Napoli, il governo Prodi affronta ora la sfida più difficile. Tutti i nodi di una politica allo sbando, di cui il caso Mastella rappresenta il paradigma e l'emblema, sono ormai venuti al pettine e il terremoto politico che ne deriva diventa la crisi non di un governo ma dell'intero sistema delle nostre istituzioni democratiche.
I numeri, stanotte, non sono più dalla parte del professore. Una politica autoreferenziale e del tutto avulsa dalle aspettative della gente coltiva al suo interno il germe dell'autodistruzione, affossa quel poco di buono che aveva prodotto in meno di due anni e cade inesorabilmente vittima di se stessa.
Difficile dipingere scenari, una nebbia fittissima avviluppa il futuro del nostro paese. Impaziente e sornione vi si aggira il mostro multiforme del berlusconismo.
Postato 24/01/2008
alle ore 01:38
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Dopo aver scaricato per anni tonnellate di rifiuti tossici nei terreni della Campania, molte regioni italiane rispondono con un secco "NO" alla richiesta di collaborazione al tentativo di risolvere la tragica emergenza che da settimane sta mettendo in ginocchio un pezzo d'Italia. Rifiutandosi di concedere provvisoriamente discariche e impianti per lo smaltimento di una parte di quell'enorme massa di rifiuti che ha trasformato un'intera regione in una gigantesca discarica a cielo aperto, abbandonano di fatto a se stessi milioni di individui il cui diritto alla salubrità dell'ambiente di vita dovrebbe essere, come per tutti gli altri cittadini del nostro paese, incontestabile.
Un rozzo e miope individualismo di provincia impedisce in tal modo ai nostri amministratori di andare oltre la mera logica del proprio "particulare" e di concepire il problema dello smaltimento dei rifiuti napoletani in un'ottica di più ampio respiro, in virtù della quale dal rispetto dei più elementari standard di igiene e sicurezza ambientale di una così larga fetta del nostro territorio dipende la dignità stessa dell'intero paese, oltre che la credibilità delle nostre istituzioni democratiche.
I cittadini campani hanno permesso (tramite il loro voto) che una classe dirigente incapace di risolvere i problemi reiterasse un sistema di inefficienze e di corruzione, alimentando con una valanga di denaro pubblico un parassitario e assistenziale welfare state dell'immondizia, il cui risultato più eclatante è ben visibile per le strade, agli occhi del mondo. La risoluzione del dramma che ne consegue non può prescindere da una matura solidarietà da parte dei rappresentanti delle altre istituzioni territoriali del nostro paese, il cui intervento dovrebbe vincolarsi, semmai, alla pretesa di una precisa assunzione di responsabilità da parte della classe dirigente coinvolta nello scandalo, in modo che l'emergenza possa effettivamente assumere il carattere della transitorietà e non si trasformi, come avvenuto per troppi anni, in una inquietante e spaventosa ordinaria amministrazione.
Postato 15/01/2008
alle ore 02:17
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Le immagini delle strade campane seppellite da cumuni immondi di rifiuti rappresentano l'emblema di un paese al capolinea, che nell'inerzia di una classe dirigente allo sbando distrugge se stesso e la propria dignità. Quando lo schifo e la sporcizia diventano un'emergenza nazionale vuol dire che i meccanismi di funzionamento di uno stato civile e moderno sono saltati e con essi gran parte della credibilità delle sue istituzioni democratiche. La rabbia dei cittadini che aggrediscono vigili del fuoco colpevoli di fare il loro dovere (chi il proprio dovere non lo fa, in Campania trova voti e consenso popolare, come è successo per la classe dirigente succedutasi in questi anni), che bruciano l'immondizia per strada sapendo di far male prima di tutto a loro stessi, è la rabbia contro uno stato che non esiste più, che ha tradito le sue funzioni primarie e non ha saputo garantire l'essenziale. Una vergogna tutta italiana riempie le pagine dei quotidiani internazionali, mette a nudo il nostro paese, mostrando al pianeta il peggio della nostra produzione nazionale, con un nuovo "made in Italy" che è destinato a diventare il nostro passaporto nei circuiti economici internazionali, affossando la già precaria credibilità del "sistema Italia" nel mondo.
Postato 11/01/2008
alle ore 15:43
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Nel giorno della befana, il Salento s'è svegliato presto. Dopo una nottata pressochè insonne, stavo finalmente per abbandonarmi nelle dolci e fidate braccia di Morfeo quando un tremolio improvviso del pavimento mi ha riportato fra i vivi, dandomi il suo buongiorno prima ancora che le sveglie cominciassero a suonare. Un modo decisamente "originale" per cominciare l'anno, scandito da lampadari ondulanti e finestre impazzite, alle prime luci di un'alba uggiosa e grigia come come se ne vedono puntualmente da qualche giorno.
Postato 06/01/2008
alle ore 15:02
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