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In ben 12 anni di storia, il festival La Notte Della Taranta è riuscito ad affermarsi nel tempo come una delle operazioni di promozione territoriale più efficaci che la politica abbia mai saputo concepire in Italia. Catalizzando attorno a sè energie e risorse crescenti, ha stuzzicato sempre più l'attenzione dei media e l'interesse del pubblico, proponendosi a pieno titolo quale vero e proprio volano di sviluppo di un intero territorio.
Se tuttavia l'efficacia mediatica dell'evento ha prodotto risultati ragguardevoli, ciò che non ha saputo dimostrarsi all'altezza di cotanta fortuna pare sorprendentemente proprio la qualità della produzione musicale dei “concertoni”. Una costante approssimazione nel “rimaneggiamento” del repertorio popolare, la cronica mancanza di originalità negli arrangiamenti, se si escludono alcune interessanti ma sporadiche eccezioni, hanno caratterizzato quasi tutte le edizioni del prestigioso festival salentino. Il ricorso sistematico ad ospiti “di grido”, attinti al panorama del mainstream nazionale, ha solo talvolta colmato le lacune di uno spettacolo complessivamente gravato da una strutturata e patologica tendenza alla ripetitività.
Da questo punto di vista, il grande e pomposo concertone melpignanese che ha chiuso l'edizione 2009 del festival, ultimo atto della serie affidata al maestro concertatore Mauro Pagani, avrebbe certamente potuto tracciare un segnale più confortante di rinnovamento in vista dei prevedibili stravolgimenti del prossimo anno, anzichè risolversi in un clamoroso passo indietro rispetto ai buoni auspici della scorsa edizione. Intendiamoci, nessun orrore dal palco di Melpignano. Solo un generale e ostinato vuoto di idee, talvolta imbarazzante, che fa rimpiangere il tanto discusso Sparagna di qualche anno fa. La tecnica di riproposizione dei brani della tradizione è più o meno sempre la stessa. La linea melodica della maggior parte dei pezzi è lasciata immutata, mentre intorno vengono ricamati gli orpelli strumentali più svariati. Il tutto condito da una batteria a tratti martellante e da un uso disinvolto e poco attento delle voci che mortifica la raffinata varietà delle sfumature vocali tipica del repertorio popolare salentino. Anche la scelta degli ospiti appare indecifrabile. Spiccava quest'anno la presenza di Alessandra Amoroso, popolare vincitrice del noto concorso televisivo, la cui pertinenza rispetto agli obiettivi dichiarati dagli organizzatori del festival di “prendere la marginalità e farla diventare un valore” appare quanto meno discutibile.
Un'occasione mancata, insomma. Una chiusura del triennio di transizione affidato al maestro Pagani, nonchè della lunga era Blasi, che avrebbe potuto essere in grande stile e invece lascia l'amaro in bocca. Una serie di nodi rimangono da sciogliere, dal ruolo non ancora chiarito della neonata fondazione agli obiettivi della pianificazione culturale di cui si fa portavoce l'evento melpignanese, che non possono risolversi in una grande notte di festa una volta all'anno. Ancora oggi manca un archivio dei brani della tradizione salentina completo e facilmente accessibile. Non v'è traccia di una scuola di musica in grado di dare continuità alle esperienze proficuamente messe in rete nelle notti d'agosto. Non esiste alcun esperimento discografico capace di farsi strada fra le centinaia di pubblicazioni per lo più di bassa qualità che ormai costellano il panorama delle produzioni salentine e di varcare la frontiera del mainstream nazionale. In compenso, c'è la sfida vinta della promozione territoriale di cui va certamente dato atto ai protagonisti di questa incredibile avventura.
“E' giunta l'ora di ripensare la Notte Della Taranta”, ha sentenziato qualcuno. Superata la stagione dei messianismi, chissà che l'anno prossimo non possa essere finalmente la volta buona.
Postato 04/09/2009
alle ore 03:21
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A Milano i due concerti degli U2 in programma allo stadio San Siro il 7 e l'8 luglio prossimi rischiano il silenziatore. I 90 mila spettatori previsti per ciascuna delle due serate italiane del 360° World Tour dovranno stare attenti a non battere troppo forte le mani agli assoli di The Edge e a non accompagnare il canto di Bono alzando troppo il tono della voce. Pena il superamento del limite inflessibile dei 78 decibel imposto dalla ASL locale agli spettacoli di San Siro. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, il volume medio della suoneria del vostro cellulare, da solo, arriva a superare sistematicamente i 75 decibel. Stesso dicasi per la sveglia che vi suona accanto al letto la mattina. Non parliamo poi del traffico cittadino. Una strada trafficata produce in media ben più di 70 decibel (continuamente, giorno e notte, 365 giorni all'anno). Una motocicletta che vi passa veloce sotto casa può sfiorare i 120 decibel.
La richiesta degli organizzatori del concerto di Milano consisteva nella possibilità di portare il volume del concerto da 78 a 80 decibel. Per 5 soli eventi in programma allo stadio quest'anno, un totale di 15 ore complessive di musica a stagione.
Il rifiuto da parte della ASL di concedere una deroga di soli 2 decibel per i concerti della storica band irlandese ha fatto infuriare (a ragione) non solo i promoter italiani del gruppo (che minacciano, giustamente, di abbandonare Milano quale location per i grandi eventi internazionali) ma anche lo stesso assessore alle Attività Produttive del Comune, che promette battaglia contro il bigottismo di certi comitati di quartiere.
La verità è che anche in questo campo l'Italia si conferma il solito paese delle banane. Per le strade delle nostre città si superano costantemente, giorno e notte, i limiti di inquinamento acustico considerati quali soglie di rischio per la salute umana dall'OMS. Ma contro i rumori molesti delle auto che circolano senza sosta sotto le nostre case o degli aerei che decollano continuamente da aereoporti vicinissimi ai centri abitati ben poche ASL si preoccupano. O, quantomeno, non lo fanno a tal punto da imporre una qualche forma di limitazione perentoria. Al contrario, 2 decibel in più di quanto fissato dai regolamenti, per una quindicina ore l'anno, diventano a Milano un tabù assoluto. Con una inflessibilità che finisce ovviamente per riguardare anche gli orari. E con risvolti che sanno di ridicolo. I memorabili ventidue minuti di bis non previsti al concerto milanese di Bruce Springsteen, che il 25 giugno dello scorso anno deliziarono i fan del boss con pezzi come Twist and Shout e American Land, costarono un avviso di garanzia all'organizzatore dell'evento, con tanto di rischio di condanna a tre mesi di galera. Tutto per aver staccato la spina alle 23.52 e non aver buttato giù dal palco il gruppo (una E-Street Band incontenibile e in gran forma) alle 23.30, come previsto. No, non sto scherzando. Nella città dell'Expo 2015, è proprio così che è andata.
 Insomma, come nella migliore tradizione italiana, la follia schizofrenica di certe istituzioni si sostituisce alla ragionevolezza e rovina la festa a quasi 180 mila giovani che credevano di poter assistere a una grande festa del rock in una rovente serata dell'estate milanese e invece si ritroveranno catapultati nello
scenario surreale dell'astronave di un 360° World Tour al silenziatore. Chi lo spiegherà a Bono e compagni? Ssssst..!
Postato 05/07/2009
alle ore 18:43
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Il 25 aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, non la "festa della libertà", almeno non nel senso in cui la intende in nostro Presidente del Consiglio. Nessuno tocchi il 25 aprile!
Postato 26/04/2009
alle ore 00:17
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Secondo la leggenda pare che la data dell'8 marzo, scelta per celebrare la festa della donna nel corso di una conferenza dell'Internazionale Socialista agli inizi del 900, sia da riferirsi ad uno sciopero delle lavoratrici di una fabbrica tessile statunitense che protestavano per le durissime condizioni di lavoro alle quali erano costrette. Dopo diversi giorni di sciopero, il proprietario della fabbrica bloccò tutte le vie d'uscita dello stabilimento, che poco dopo fu devastato da un incendio. Molte operaie rimasero intrappolate fra le fiamme e per decine di loro non vi fu scampo.
Che questa storia sia verosimile o meno, forse poco importa. Quel che è certo è che col tempo la festa dell'8 marzo è diventata simbolo della rivalsa della donna nei confronti del ruolo di subalternità sociale al quale è stata da sempre relegata, nonchè occasione per celebrare le lotte per l'emancipazione e le conquiste sociali del movimento femminista negli ultimi decenni. Ben poco è rimasto di tutto questo nel sentire collettivo intorno alla festa della donna.
Stufo del folklore che sempre più contamina le ricorrenze della storia e ne corrompe il significato, io l'8 marzo non ho regalato mimose.
Postato 09/03/2009
alle ore 00:40
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Postato 23/02/2009
alle ore 18:13
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Per caso sono ripassato da queste parti e mi sono accorto che non aggiorno più il blog da due mesi e mezzo esatti.
Nel frattempo un altro anno se n'è andato, insieme con uno dei peggiori presidenti nella storia degli Stati Uniti. Il mondo è cambiato, l'Italia è rimasta sempre uguale.
Io, nel mio piccolo, ho dato un paio di esami.

Video dell'anno: Pete Seeger canta Woody Guthrie alla folla del Lincoln Memorial..
Postato 16/02/2009
alle ore 09:24
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Mentre negli Stati Uniti c'è chi vince le elezioni e fa sognare la gente nel nome della parola "cambiamento", in Italia dopo 14 anni dall'inizio della Seconda Repubblica non è cambiato assolutamente nulla. Lo stesso discorso che segnò l'ingresso nella scena politica del nostro paese di uno dei personaggi più significativi della storia d'Italia dal dopoguerra, ne conferma oggi la leadership assoluta.
Come sempre, il mondo che ci circonda continua a girare e il nostro paese non è in grado di stargli al passo. Con l'inerzia di una società vecchia e immobile continuiamo a cedere alle lusinghe di una nomenclatura cialtrona, che fa del fumo negli occhi la strategia occulta del proprio agire politico.
Postato 21/11/2008
alle ore 23:59
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E' tutto pronto. Chitarre e cornetti nella notte prima della partenza. Ultimi minuti, scopone scientifico, sbadigli, caffè, sonno. A Roma clima tesissimo, ultime notizie innervosiscono l'attesa. Genova non aiuta.
Ma non c'è più tempo per pensare. Bisogna partire.
Postato 14/11/2008
alle ore 01:19
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L'incredibile susseguirsi degli eventi mi lascia ben poco tempo da dedicare al blog. Mentre cerco di districarmi tra incontri e assemblee (molti dei quali potrei risparmiarmeli tranquillamente), l'Onda non si arresta. Dopo l'assemblea regionale di preparazione del 5 novembre, si è tenuto ieri a Firenze il primo incontro nazionale degli atenei in agitazione.
Oltre 300 studenti da tutta Italia, con tanto di giornalisti e fotografi, più di 60 interventi, per produrre un documento che, di fatto, sancisce nella sostanza il fallimento dell'incontro e dà appuntamento all'assemblea nazionale del 15 e 16 novembre indetta dalla Sapienza occupata per decidere il futuro del movimento. Non ci resta che confidare nella grande manifestazione di venerdì prossimo, quando migliaia di studenti e lavoratori saranno per le strade di Roma a rivendicare la centralità dell'università pubblica nell'agenda politica del paese. Ne vedremo delle belle.
Postato 09/11/2008
alle ore 18:28
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Stasera alcuni milioni di cittadini stanno per decidere il destino del mondo. In questa lunghissima notte elettorale approfitto dell'attesa condita di ansia e fiducia per scrivere un post. Non ho mai creduto nella retorica del "chiunque vinca non cambia nulla" e sono fermamente convinto delle profonde differenze che dividono i due candidati. Da un lato una politica di redistribuzione del reddito e la copertura sanitaria per tutti i cittadini, maggiori investimenti per le energie alternative, una exit strategy per l'Iraq e il ritorno al multilateralismo negli affari internazionali. Dall'altro l'ulteriore riduzione delle tasse per i ricchissimi, il rilancio del petrolio e del nucleare, la guerra permanente fino alla vittoria a tutti i costi e la politica del "con me o contro di me" nei rapporti con gli altri stati. Una scelta di campo tra due modi diamentralmente opposti di concepire il governo della più grande potenza mondiale di fronte alla quale, forse, è difficile rimanere indifferenti.
Postato 05/11/2008
alle ore 01:07
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LEcco quello che abbiamo combinato lo scorso 8 ottobre a Pisa. Dopo l'assemblea che vedete ritratta nella foto alcuni dei manifestanti hanno deciso di occupare il Polo Didattico Carmignani, la grande struttura adiacente alla piazza nella quale avevo messo in programma la presentazione dell'ultimo libro di Benni. Per la cronaca, lo spettacolo si è regolarmente tenuto, in un'aula stracolma, con l'autore più che soddisfatto e di fronte a un pubblico di oltre cinquecento appassionati.
Postato 14/10/2008
alle ore 23:57
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Con il disastro romano di cui oggi abbiamo avuto notizia, le dimensioni della disfatta del centrosinistra e dell'esperimento veltroniano sono diventate colossali. Dopo aver sostanzialmente azzerato il ruolo e il peso della sinistra in Parlamento, consegnato il paese nelle mani del governo più a destra nella storia della Repubblica, le abili mosse del leader hanno perfino fatto cilecca nel tempio del veltronismo, attribuendo alla sconfitta carattere personale oltre che politico.
Mi auguro che una volta per tutte si abbia tutti insieme il coraggio di ammettere gli errori e di ripartire da zero, anzi da sotto zero, con facce nuove (sul serio), programmi nuovi e metodi nuovi. I romani hanno punito il vecchiume di quella politica autoreferenziale che declama gli assiomi di un rinnovamento di facciata, che sbandiera partecipazione e poi impone le candidature dall'alto, che trova il suo paradigma nella "minestra riscaldata" di un Rutelli da riciclare a tutti i costi.
Chissà se dalle spoglie di un centrosinistra colpito al cuore qualcuno riuscirà prima o poi a restituirci fiducia e, soprattutto, voglia di fare politica. Quella passione per la cosa pubblica che ora agonizza sotto le macerie di progetti ambiziosi, ma diventati vecchi prima ancora di venire completamente alla luce.
Postato 29/04/2008
alle ore 02:59
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Secondo quanto prescritto dalla nostra Costituzione, "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Entro dieci giorni, il Governo deve poi ricevere la fiducia di entrambe le Camere.
Non si capisce, alla luce di ciò, quale possa essere il fondamento giuridico del concetto di "candidato premier", figura centrale nel dibattito politico della recente campagna elettorale per il rinnovo dei componenti dei due rami del Parlamento, ma che nessun riferimento trova tanto nella nostra carta costituzionale quanto in qualsivoglia norma del regolamento elettorale. Non c'è, dunque, nessuna ragione giuridica per la quale al leader di una o più liste in campo debba per forza venire riconosciuta la nomina a "Presidente del Consiglio" (tanto meno quella a "premier", figura completamente sconosciuta al nostro ordinamento), qualora la coalizione che lo sostiene abbia ottenuto la maggioranza. Tecnicamente i vari Berlusconi, Veltroni, Casini, Bertinotti altro non erano che semplici candidati alla carica di parlamentare (deputato o senatore) in una o più circoscrizioni, esattamente come lo erano Mara Carfagna, Massimo Calearo, Vladimir Luxuria o Totò Cuffaro.
E' pur vero che ridurre la questione a una semplice quisquilia di ordine terminologico rischierebbe di occultare l'interminabile serie di raggiri retorici e approssimazioni che ha caratterizzato una delle più strane ed equivoche campagne elettorale della storia della Repubblica. Complici giornali e tv, il bipartitismo esasperato e quella personalizzazione del confronto che ha caratterizzato il dibattito politico, incentrato non sui programmi ma sulla carica persuasiva e carismatica dei leader, si sarebbero rivelati ben più difficili da digerire senza il ricorso a forzature retoriche di ogni tipo, con l'evidente ed ovvia compiacenza dei due maggiori partiti. Inutile sottolineare, ad ogni buon conto, quanto le conseguenze di tutto ciò sul risultato finale delle elezioni sono state determinanti.
Semplificare il sistema politico, probabilmente, vuol dire anche chiamare le cose un nome diverso da quello reale, attribuire ai concetti un significato alternativo all'originario, confidando sul potere didascalico e a volte pedagogico delle parole giuste dette el momento giusto. Così si costruiscono i processi, si manipolano i cambiamenti quando questi ultimi non trovano il conforto della quotidianità.
Peccato che, in Italia, il risultato finale non riesca mai a dimostrarsi all'altezza dei rischi.
Postato 27/04/2008
alle ore 18:43
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E' davvero una strana Italia quella che ha appena celebrato l'anniversario della sua liberazione. Il Presidente del Consiglio in pectore rifiuta di partecipare alle commemorazioni perchè sostiene di avere cose più importanti da fare, fra le quali prendere il thè con un neofascista. Anche un futuro membro del governo, il leghista Roberto Maroni, è così impegnato a tagliare l'erba del prato da non potersi concedere pause inoppurtune. Nel frattempo, il comico-blogger più noto della nostra blogosfera sceglie il 25 Aprile per declamare gli assiomi di una "strana" resistenza. Ognuno, del resto, è libero di attribuire al suo 25 aprile il significato che meglio crede.
Quella del cattivo gusto è tutta un'altra storia.
Postato 26/04/2008
alle ore 01:16
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E' andata oltre le peggiori previsioni. Berlusconi affonda ogni velleità di riscossa dell'entourage PD e diventa padrone incontestato del paese. Veltroni non guadagna un voto moderato ma nel frattempo sfonda a sinistra, privando di qualsiasi forma di cittadinanza parlamentare i sogni, le aspettative e le istanze di milioni di italiani. Un'intera tradizione politica del nostro paese, che nel bene e nel male aveva riempito di contenuti e caratterizzato gran parte della nostra dialettica democratica, viene improvvisamente spazzata via dalla storia.
Ormai nessuno si aspetta che il pensiero unico veltroniano e l'appiattimento ideologico su quell'ostentato moderatismo ideologico che ha caratterizzato l'intera campagna elettorale del leader PD e che ora contagia migliaia di militanti, possa lasciare spazio ad alcuna forma di dissenso all'interno del partito, sui grandi temi di politica economica quanto sulle questioni etiche o le scelte di politica internazionale.
Nessuna voce fuori dal coro, neppure un barlume di ripensamento sulle categorie di un modello di sviluppo che tante contraddizioni ha prodotto e continua a produrre nella società moderna. Privata di rappresentanza parlamentare, una così grossa fetta dell'opinione pubblica del paese dovrà trovare modalità alternative di rapportarsi con se stessa e con il potere.
Un pezzo di Italia smette di avere voce. In ogni caso, non può essere che un male per la democrazia.
Postato 15/04/2008
alle ore 19:11
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Mentre mi accingo a rimettermi in treno per il lungo viaggio che mi riporterà nel cuore della terra che mi ha messo al mondo, mi chiedo se ne stia valendo realmente la pena. Se qualunque simbolo deciderò di segnare su quella scheda meriti sul serio tutto ciò.

Ma ormai non c'è più tempo per pensare.

Bisogna partire.
Postato 10/04/2008
alle ore 18:50
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Qualche tempo fa la forza della necessità e un bel po' di ipocondria mi catapultarono nell'ambulatorio del'ormai famosa guardia medica pisana. Ricordo che la prima cosa che mi saltò in mente, come del resto a chiunque altro avesse avuto la sventura di dovervi ricorrere con urgenza, fu la grande distanza dell'ufficio dal centro cittadino, che imponeva non poche difficoltà al paziente non motorizzato. Quello che è stato definito da alcuni giornali "il villaggio I Passi", teatro della vicenda, è niente meno che un quartiere di Pisa e quella che vi è stata allestita negli ultimi mesi è l'unica guardia medica attiva in tutta la città, circondario compreso.
Poi, proprio sulla soglia della porta d'ingresso, il cartello incriminato. Niente pillola del giorno dopo. Se la volete andate pure a cercarvela altrove. Per fortuna ero lì per problemi alla gola e la sorpresa si trasformò in semplice indignazione e non in un diritto negato.
Lì per lì pensai a problemi di burocrazia. "Siamo in Italia, magari non la prescrivono semplicemente perchè non possono tecnicamente farlo", dissi all'amica che mi accompagnava (a proposito di pazienti non motorizzati..).
Macchè. A volte realtà e surrealismo coincidono fino a rendere tutto inverosimile, inspiegabile. Cosa c'entra l'obiezione di coscienza? Allora in farmacia dovrebbero rifiutarsi di vendere i preservativi, visto che anche quelli servono nient'altro che a stroncare tante vite potenziali.
E' questo il paese dove tutto ormai è messo in discussione. Perfino il sistema sanitario di una delle regioni più civili d'Italia è evidentemente in grado di allestire siparietti di questo genere.
Dove andremo a finire?

Cronache da un paese con le pezze al culo.
Postato 04/04/2008
alle ore 12:06
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Sono andato a vederlo in una serata inspiegabilmente triste, di quelle che ti terrebbero chiuso in casa per ore con il cervello offuscato da una nebulosa apatia.
Sono uscito dalla sala poco dopo l'una di notte e la mia giornata aveva riacquistato un senso. La sapiente miscela di suoni, parole e immagini che l'inedita coppia Penn-Vedder aveva saputo tirar fuori da quasi tre ore di pellicola era così coinvolgente da far venire i brividi. I versi di uno dei più eclettici parolieri degli ultimi vent'anni sembravano spalmarsi perfettamente sui maestosi paesaggi che scandivano il ritmo delle avventurose peregrinazioni del giovane Chris McCandless. Le melodie struggenti, mai banali, delle canzoni di Vedder accompagnavano il protagonista in un lungo, travagliato viaggio alla ricerca di se stesso.
Ancora oggi riascolto le strofe della splendida colonna sonora e mi pare di rivederlo, risentirlo, riviverlo.
Postato 16/02/2008
alle ore 23:17
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Stanotte il verdetto delle primarie svelerà finalmente il nome dello sfidante democratico per le prossime presidenziali americane.
In campo democratico (onde fugare ogni dubbio: io spero che il prossimo presidente degli Stati Uniti sia un democratico) sarebbe superflua qualsiasi considerazione sulle (sfumatissime) differenze tra i vari candidati. Come ha scritto Alessandro Portelli, se si mettono da parte alcuni (interessanti) elementi simbolici, i programmi sembrano tutti equivalersi, le discordanze sfumarsi e compensarsi a vicenda.
Hilary ha dalla sua parte la circostanza (non trascurabile) di essere la prima potenziale donna candidata alle presidenziali americane. Obama, ovviamente, quella di essere un afroamericano. Perfino John Edwards avrebbe avuto dalla sua qualche interessante connotazione biografica, essendo nato in una famiglia povera e avendo fatto della lotta contro la povertà un cavallo di battaglia della propria esperienza politica. Rispetto a Bush e alla corte dei miracoli di cui si è circondata l'amministrazione che da otto anni orrendamente condiziona il destino del mondo, sarebbe già un cambiamento notevole (intendiamoci: sempre di America stiamo parlando..).
In ogno caso, io voterei per Obama. In fondo la carica emotiva e persuasiva con la quale sta trascinando verso di sè il consenso di tanta parte della società civile americana, le aspettative e i sogni che infonde nel cuore della gente, lasciano sperare che davvero possa essere lui il candidato del cambiamento.
Staremo a vedere..

Intanto, aspettando i numeri, sentite cosa si canta dalle parti di Seattle..
Postato 05/02/2008
alle ore 22:12
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La caduta del governo Prodi apre di fatto una stagione di profonda incertezza per il futuro del nostro paese. Il vasto arcipelago di posizioni diverse all'interno dei partiti della (ex)maggioranza circa l'opportunità di un governo istituzionale conferma la crisi della politica e la sua assoluta incapacità di dare risposte credibili ai complessi scenari che gli si prospettano.
La ripicca di un senatore è bastata a sconfessare un governo che milioni di italiani avevano voluto con democratiche elezioni. E' il tracollo della politica, la crisi dell'intero sistema politico istituzionale costruito negli anni della seconda Repubbica, dopo il terremoto giudiziario che nel '92 sancì la fine della prima.
Un sistema partitico completamente autoreferenziale e avulso dai problemi reali della gente fa da contorno a uno scenario insidioso, nel quale il duello strisciante fra i poteri dello stato (esecutivo-giudiziario), la crisi economica e un pericoloso, latente conflitto sociale rischiano di trasformarsi in una polveriera la cui deflafrazione potrebbe rivelarsi devastante.
Postato 26/01/2008
alle ore 12:47
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Sopravvissuto per quasi due anni alle turbe di una maggioranza capricciosa, ai colpi bassi di una congiuntura internazionale sfavorevole e perfino ai rifiuti di Napoli, il governo Prodi affronta ora la sfida più difficile. Tutti i nodi di una politica allo sbando, di cui il caso Mastella rappresenta il paradigma e l'emblema, sono ormai venuti al pettine e il terremoto politico che ne deriva diventa la crisi non di un governo ma dell'intero sistema delle nostre istituzioni democratiche.
I numeri, stanotte, non sono più dalla parte del professore. Una politica autoreferenziale e del tutto avulsa dalle aspettative della gente coltiva al suo interno il germe dell'autodistruzione, affossa quel poco di buono che aveva prodotto in meno di due anni e cade inesorabilmente vittima di se stessa.
Difficile dipingere scenari, una nebbia fittissima avviluppa il futuro del nostro paese. Impaziente e sornione vi si aggira il mostro multiforme del berlusconismo.
Postato 24/01/2008
alle ore 01:38
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Dopo aver scaricato per anni tonnellate di rifiuti tossici nei terreni della Campania, molte regioni italiane rispondono con un secco "NO" alla richiesta di collaborazione al tentativo di risolvere la tragica emergenza che da settimane sta mettendo in ginocchio un pezzo d'Italia. Rifiutandosi di concedere provvisoriamente discariche e impianti per lo smaltimento di una parte di quell'enorme massa di rifiuti che ha trasformato un'intera regione in una gigantesca discarica a cielo aperto, abbandonano di fatto a se stessi milioni di individui il cui diritto alla salubrità dell'ambiente di vita dovrebbe essere, come per tutti gli altri cittadini del nostro paese, incontestabile.
Un rozzo e miope individualismo di provincia impedisce in tal modo ai nostri amministratori di andare oltre la mera logica del proprio "particulare" e di concepire il problema dello smaltimento dei rifiuti napoletani in un'ottica di più ampio respiro, in virtù della quale dal rispetto dei più elementari standard di igiene e sicurezza ambientale di una così larga fetta del nostro territorio dipende la dignità stessa dell'intero paese, oltre che la credibilità delle nostre istituzioni democratiche.
I cittadini campani hanno permesso (tramite il loro voto) che una classe dirigente incapace di risolvere i problemi reiterasse un sistema di inefficienze e di corruzione, alimentando con una valanga di denaro pubblico un parassitario e assistenziale welfare state dell'immondizia, il cui risultato più eclatante è ben visibile per le strade, agli occhi del mondo. La risoluzione del dramma che ne consegue non può prescindere da una matura solidarietà da parte dei rappresentanti delle altre istituzioni territoriali del nostro paese, il cui intervento dovrebbe vincolarsi, semmai, alla pretesa di una precisa assunzione di responsabilità da parte della classe dirigente coinvolta nello scandalo, in modo che l'emergenza possa effettivamente assumere il carattere della transitorietà e non si trasformi, come avvenuto per troppi anni, in una inquietante e spaventosa ordinaria amministrazione.
Postato 15/01/2008
alle ore 02:17
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Le immagini delle strade campane seppellite da cumuni immondi di rifiuti rappresentano l'emblema di un paese al capolinea, che nell'inerzia di una classe dirigente allo sbando distrugge se stesso e la propria dignità. Quando lo schifo e la sporcizia diventano un'emergenza nazionale vuol dire che i meccanismi di funzionamento di uno stato civile e moderno sono saltati e con essi gran parte della credibilità delle sue istituzioni democratiche. La rabbia dei cittadini che aggrediscono vigili del fuoco colpevoli di fare il loro dovere (chi il proprio dovere non lo fa, in Campania trova voti e consenso popolare, come è successo per la classe dirigente succedutasi in questi anni), che bruciano l'immondizia per strada sapendo di far male prima di tutto a loro stessi, è la rabbia contro uno stato che non esiste più, che ha tradito le sue funzioni primarie e non ha saputo garantire l'essenziale. Una vergogna tutta italiana riempie le pagine dei quotidiani internazionali, mette a nudo il nostro paese, mostrando al pianeta il peggio della nostra produzione nazionale, con un nuovo "made in Italy" che è destinato a diventare il nostro passaporto nei circuiti economici internazionali, affossando la già precaria credibilità del "sistema Italia" nel mondo.
Postato 11/01/2008
alle ore 15:43
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Peppino Marotto è stato assassinato a colpi di pistola alla schiena nel pieno centro di Orgosolo, suo paese natale, due giorni fa. Poeta, scrittore e cantore popolare, fondatore dei Tenores Supramonte di Orgosolo, grande sindacalista e membro storico del Partito Comunista, Marotto ha coniugato nei suoi 82 anni di vita l'impegno politico alla fedeltà assoluta alla terra e alle tradizioni della sua gente. E' stato autore di alcune opere fondamentali nella storia della cultura popolare sarda, tra le quali la raccolta poetica "Su pianeta 'e Supramontè", le "Testimonianze poetiche in onore di Emilio Lussù" e le "Cantones Politicas Sardas". Tra i numerosi canti composti da Marotto, tutti ricorderemo "Sa brigada sassaresa", scritta in onore dei combattenti sardi di ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale.
Sulle cause dell'assassinio c'è ancora il buio pesto dell'incertezza e dell'omertà, mentre la Sardegna e forse l'Italia intera perdono un piccolo pezzo della loro storia nel silenzio pressochè assoluto dei tg e delle cronache della maggior parte dei quotidiani nazionali.
Postato 31/12/2007
alle ore 14:45
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L'immagine del campione di scacchi Garry Kasparov, leader di uno dei partiti dell'opposizione, che annulla la sua scheda elettorale per protesta, è l'emblema della nuova Russia, ricostruita sulle ceneri dell'ex Unione Sovietica e che stenta ancora a imboccare il cammino verso una reale democrazia. Quelle spacciate dal governo per "libere" elezioni mostrano agli occhi del mondo (non a quelli degli osservatori internazionali, 55 individui mandati a controllare oltre 96.000 seggi) la loro vera natura di referendum pro o contro il premier Putin. Una sorta di plebiscito nel quale tutto è già scritto, ogni voce fuori dal coro messa da parte, soffocata e, nel peggiore dei casi, letteralmente eliminata. Già poche ore dopo l'apertura dei seggi c'è chi denuncia gravi irregolarità. Perfino l'ex vicepremier dell'epoca ieltsiniana ha bollato queste elezioni come le "più disoneste della storia della Russia", mentre secondo Grigory Melkonyants, dell'organizzazione indipendente di monitoraggio Golos, molti dipendenti sarebbero addirittura stati costretti a votare sul posto di lavoro invece che nei seggi, così da consentire ai capi un rigoroso controllo delle preferenze.
Postato 02/12/2007
alle ore 16:33
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La sconcertante approssimazione con la quale i media descrivono l'intricatissimo universo delle città universitarie, con le sue criticità, virtù o contraddizioni, è emblema della superficialità che ammorba il punto di vista della politica e della società civile del nostro paese sul mondo dei giovani, così come su tutto ciò che ha a che fare con il futuro. Una campagna di stampa all'insegna del sensazionalismo a tutti i costi, infarcita di particolari morbosi e luoghi comuni, ha trasformato una tranquilla città umbra in una sorta di gomorra del sesso e della droga, dove giovani da tutte le parti del mondo sfiderebbero la noia dilettandosi in ogni genere di perversione. Paradigma, tutto ciò, del livello di degrado sociale che caratterizzerebbe la gioventù odierna, priva di valori e di punti di riferimento e come tale in preda a un'orgia morale di cui il tragico episodio di Perugia costituirebbe significativa testimonianza.
Mi pare, francamente, un'interpretazione piuttosto perbenista e oltremodo didascalica di una realtà che, come ho già scritto su queste pagine, risulta invece molto più complessa di quanto sembri a prima vista. Una realtà che politici e operatori della comunicazione non esitano ad analizzare con le categorie di una bigotta morale di provincia, che impedisce quell'analisi più profonda e articolata che invece il problema meriterebbe.
La verità è che le nostre università stanno progressivamente diventando dei luoghi dotati di una stranissima forma di extraterritorialità, dei "non luoghi", come li avrebbe definiti l'antropologo francese Marc Augè. Comunità prive di collante identitario, non gruppi sociali ma insiemi di individualità solitarie, nelle quali miriadi di soggetti, scaraventati poco più che diciottenni in un mondo privo di regole, si incontrano senza instaurare alcun tipo di legame. Le risposte della politica al disagio sociale che inevitabilmente ne deriva non possono che risentire dei deficit interpretativi ai quali poc'anzi facevo riferimento.
Accade così che le amministrazioni comunali si disinteressino completamente dei problemi degli studenti, salvo quando questi ultimi si assimilino a quelli, ben più sentiti, dell'ordine pubblico. Le politiche sul diritto allo studio universitario, lungi dal presupporre analisi di tipo qualitativo, si fossilizzano su obiettivi quantitativi, come il numero di borse di studio erogate o quello (generalmente piuttosto esiguo) di posti alloggio disponibili. Il carattere dichiaratamente assistenziale del sistema impedisce interventi di più ampio respiro che, anzichè fornire sussistenza a chi giace al di sotto della soglia di povertà, si adoperino per strappare tutti gli altri dalla giungla del mercato degli affitti, offrendo servizi, spazi di libera espressione della creatività, integrazione col territorio e rappresentanza istituzionale. Interventi che contribuiscano a rendere lo studente "cittadino" a tutti gli effetti, parte integrante di una comunità anzichè mera indivualità solitaria, soggetto sociale, investimento nel futuro anzichè fardello del quale liberarsi al più presto.
Postato 01/12/2007
alle ore 02:18
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La reazione di gran parte dell'opinione pubblica italiana al tragico episodio di Tor di Quinto dimostra quanta strada rimanga ancora da percorrere nel nostro paese per una piena integrazione degli stranieri nel sistema di valori in cui viviamo. Flussi migratori la cui portata ha raggiunto negli ultimi anni cifre mai viste hanno trovato completamente impreparata un'Italia alla quale, fino a qualche decennio fa, fenomeni di questo tipo erano pressochè sconosciuti.
Cavalcare l'onda del sentimento popolare, alimentando l'odio e l'intolleranza, diventa strumento di fin troppo scontata, populistica propaganda da parte di una destra immatura e irresponsabile. Rigurgiti razzisti e xenofobi, sempre in agguato in un paese che fu di emigranti, ancora incapace di fare i conti con la propria memoria, riempiono le cronache quotidiane e mostrano al mondo il volto peggiore di noi stessi.
E' giusto punire chi non rispetta la vita umana e delinque. Guai a cadere nella retorica di chi fa di tutta l'erba un fascio e tenta di colmare il vuoto della propria coscienza issando bandiere ideologiche contro il "diverso".
Postato 04/11/2007
alle ore 14:50
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