Ricomincio da..
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Di suoni e di parole
Letteratura e musica a Ottobre Piovono Libri. I luoghi della lettura 2009
Pisa, ottobe-novembre 2009

Sarà il musicista polistrumentista
Mauro Pagani a inaugurare lunedì 5 ottobre, al cinema Lumière (Vicolo del Tidi 6) di Pisa, la rassegna "Di suoni e di parole", che per oltre un mese proporrà alla città un’intrigante miscela di musica e parole con l’intento di avvicinare un pubblico sempre più vasto ai temi della letteratura.
Presentato dal giornalista Franco Carratori, il prestigioso autore milanese incontrerà il pubblico pisano in occasione dell'uscita del suo primo romanzo “Foto di gruppo con chitarrista”, edito da Rizzoli.
Nato nel 1946., Mauro Pagani è stato tra i fondatori della Premiata Forneria Marconi. Dal 1977 ha avviato un’intensa carriera da solista e molte collaborazioni illustri, fra cui quelle con Demetrio Stratos, Gianna Nannini, Vasco, Ligabue. Ha inciso dischi e scritto colonne sonore per Gabriele Salvatores. Dal sodalizio artistico con Fabrizio De André, lungo quattordici anni, sono nati capolavori come Creuza de Mä e Le Nuvole.
Forme alternative di presentazione delle opere in programma, dai reading con gli autori agli spettacoli musicali di accompagnamento alle iniziative, saranno gli ingredienti salienti di un festival che, ormai giunto alla sua terza edizione, a cura dell'associazione Memoria Delle Radici, si ripresenta ormai come un appuntamento classico dell’autunno letterario pisano.
Mauro Pagani e la sua "
Foto di gruppo con chitarrista", la dub poetry della caraibica Jean Binta Breeze, "Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina", il jazz di Luca Ragagnin e del trio One Changes e i reading in musica di Maurizio Amendola con loop&bass di Fabio di Tanno. Tutto questo sarà "Di suoni e di parole. Letteratura e musica a Ottobre Piovono Libri 2009".
Di suoni e parole
Letteratura e musica a Ottobre Piovono Libri 2009
Pisa, 5 ottobre – 5 novembre 2009
Lunedì 5 ottobre, ore 21.15
Cinema Lumière, Vicolo del Tidi 6
Di suoni e di parole.
Foto di gruppo con chitarrista. Gli anni settanta di Mauro Pagani.
Ospiti:
Mauro Pagani (musicista, scrittore),
Franco Carratori (giornalista)
Venerdì 9 ottobre, ore 21.15
Caffè dei Cavalieri, Via Corsica
Affronta la realtà amico, tu sei un beat
Letture di
Maurizio Amendola. Loop&bass di
Fabio di Tanno.
Venerdì 16 ottobre, ore 21.15
Polo Didattico Carmignani, Piazza dei Cavalieri
Un amore supremo. Un secolo di uomini e note nel jazz di Luca Ragagnin
Esibizioni musicali del trio
One Changes. Intervento e letture dell’autore
Luca Ragagnin.
Sabato 24 ottobre, ore 21.15
Polo Didattico Carmignani, Piazza dei Cavalieri
Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina.
Ospiti:
Vincenzo Santoro (autore),
Tommaso Greco (docente universitario),
Gabriele Mina (ricercatore)
Concerto, presentazione del volume e dibattito sul tema. Interventi musicali a cura di
Gianni Amati,
Annamaria Bagorda e
Mauro Semeraro.
Giovedì 5 novembre, ore 21.15
Cinema Lumière, Vicolo del Tidi 6
Parole, suoni e visioni dal mondo. La “dub poetry” di Jean Binta Breeze.
Reading pubblico con proiezioni a cura della celebre cantante e poetessa caraibica.
Info:
www.ritmimeridiani.it
Postato 03/10/2009
alle ore 21:07
In ben 12 anni di storia, il festival La Notte Della Taranta è riuscito ad affermarsi nel tempo come una delle operazioni di promozione territoriale più efficaci che la politica abbia mai saputo concepire in Italia. Catalizzando attorno a sè energie e risorse crescenti, ha stuzzicato sempre più l'attenzione dei media e l'interesse del pubblico, proponendosi a pieno titolo quale vero e proprio volano di sviluppo di un intero territorio.
Se tuttavia l'efficacia mediatica dell'evento ha prodotto risultati ragguardevoli, ciò che non ha saputo dimostrarsi all'altezza di cotanta fortuna pare sorprendentemente proprio la qualità della produzione musicale dei “concertoni”. Una costante approssimazione nel “rimaneggiamento” del repertorio popolare, la cronica mancanza di originalità negli arrangiamenti, se si escludono alcune interessanti ma sporadiche eccezioni, hanno caratterizzato quasi tutte le edizioni del prestigioso festival salentino. Il ricorso sistematico ad ospiti “di grido”, attinti al panorama del mainstream nazionale, ha solo talvolta colmato le lacune di uno spettacolo complessivamente gravato da una strutturata e patologica tendenza alla ripetitività.
Da questo punto di vista, il grande e pomposo concertone melpignanese che ha chiuso l'edizione 2009 del festival, ultimo atto della serie affidata al maestro concertatore Mauro Pagani, avrebbe certamente potuto tracciare un segnale più confortante di rinnovamento in vista dei prevedibili stravolgimenti del prossimo anno, anzichè risolversi in un clamoroso passo indietro rispetto ai buoni auspici della scorsa edizione. Intendiamoci, nessun orrore dal palco di Melpignano. Solo un generale e ostinato vuoto di idee, talvolta imbarazzante, che fa rimpiangere il tanto discusso Sparagna di qualche anno fa. La tecnica di riproposizione dei brani della tradizione è più o meno sempre la stessa. La linea melodica della maggior parte dei pezzi è lasciata immutata, mentre intorno vengono ricamati gli orpelli strumentali più svariati. Il tutto condito da una batteria a tratti martellante e da un uso disinvolto e poco attento delle voci che mortifica la raffinata varietà delle sfumature vocali tipica del repertorio popolare salentino. Anche la scelta degli ospiti appare indecifrabile. Spiccava quest'anno la presenza di Alessandra Amoroso, popolare vincitrice del noto concorso televisivo, la cui pertinenza rispetto agli obiettivi dichiarati dagli organizzatori del festival di “prendere la marginalità e farla diventare un valore” appare quanto meno discutibile.
Un'occasione mancata, insomma. Una chiusura del triennio di transizione affidato al maestro Pagani, nonchè della lunga era Blasi, che avrebbe potuto essere in grande stile e invece lascia l'amaro in bocca. Una serie di nodi rimangono da sciogliere, dal ruolo non ancora chiarito della neonata fondazione agli obiettivi della pianificazione culturale di cui si fa portavoce l'evento melpignanese, che non possono risolversi in una grande notte di festa una volta all'anno. Ancora oggi manca un archivio dei brani della tradizione salentina completo e facilmente accessibile. Non v'è traccia di una scuola di musica in grado di dare continuità alle esperienze proficuamente messe in rete nelle notti d'agosto. Non esiste alcun esperimento discografico capace di farsi strada fra le centinaia di pubblicazioni per lo più di bassa qualità che ormai costellano il panorama delle produzioni salentine e di varcare la frontiera del mainstream nazionale. In compenso, c'è la sfida vinta della promozione territoriale di cui va certamente dato atto ai protagonisti di questa incredibile avventura.
“E' giunta l'ora di ripensare la Notte Della Taranta”, ha sentenziato qualcuno. Superata la stagione dei messianismi, chissà che l'anno prossimo non possa essere finalmente la volta buona.
Postato 04/09/2009
alle ore 03:21

A Milano i due concerti degli U2 in programma allo stadio San Siro il 7 e l'8 luglio prossimi rischiano il silenziatore. I 90 mila spettatori previsti per ciascuna delle due serate italiane del 360° World Tour dovranno stare attenti a non battere troppo forte le mani agli assoli di The Edge e a non accompagnare il canto di Bono alzando troppo il tono della voce. Pena il superamento del limite inflessibile dei 78 decibel imposto dalla ASL locale agli spettacoli di San Siro. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, il volume medio della suoneria del vostro cellulare, da solo, arriva a superare sistematicamente i 75 decibel. Stesso dicasi per la sveglia che vi suona accanto al letto la mattina. Non parliamo poi del traffico cittadino. Una strada trafficata produce in media ben più di 70 decibel (continuamente, giorno e notte, 365 giorni all'anno). Una motocicletta che vi passa veloce sotto casa può sfiorare i 120 decibel.
La richiesta degli organizzatori del concerto di Milano consisteva nella possibilità di portare il volume del concerto da 78 a 80 decibel. Per 5 soli eventi in programma allo stadio quest'anno, un totale di 15 ore complessive di musica a stagione.
Il rifiuto da parte della ASL di concedere una deroga di soli 2 decibel per i concerti della storica band irlandese ha fatto infuriare (a ragione) non solo i promoter italiani del gruppo (che minacciano, giustamente, di abbandonare Milano quale location per i grandi eventi internazionali) ma anche lo stesso assessore alle Attività Produttive del Comune, che promette battaglia contro il bigottismo di certi comitati di quartiere.
La verità è che anche in questo campo l'Italia si conferma il solito paese delle banane. Per le strade delle nostre città si superano costantemente, giorno e notte, i limiti di inquinamento acustico considerati quali soglie di rischio per la salute umana dall'OMS. Ma contro i rumori molesti delle auto che circolano senza sosta sotto le nostre case o degli aerei che decollano continuamente da aereoporti vicinissimi ai centri abitati ben poche ASL si preoccupano. O, quantomeno, non lo fanno a tal punto da imporre una qualche forma di limitazione perentoria. Al contrario, 2 decibel in più di quanto fissato dai regolamenti, per una quindicina ore l'anno, diventano a Milano un tabù assoluto. Con una inflessibilità che finisce ovviamente per riguardare anche gli orari. E con risvolti che sanno di ridicolo. I memorabili ventidue minuti di bis non previsti al concerto milanese di Bruce Springsteen, che il 25 giugno dello scorso anno deliziarono i fan del boss con pezzi come Twist and Shout e American Land, costarono un avviso di garanzia all'organizzatore dell'evento, con tanto di rischio di condanna a tre mesi di galera. Tutto per aver staccato la spina alle 23.52 e non aver buttato giù dal palco il gruppo (una E-Street Band incontenibile e in gran forma) alle 23.30, come previsto. No, non sto scherzando. Nella città dell'Expo 2015, è proprio così che è andata.
Insomma, come nella migliore tradizione italiana, la follia schizofrenica di certe istituzioni si sostituisce alla ragionevolezza e rovina la festa a quasi 180 mila giovani che credevano di poter assistere a una grande festa del rock in una rovente serata dell'estate milanese e invece si ritroveranno catapultati nello
scenario surreale dell'astronave di un 360° World Tour al silenziatore. Chi lo spiegherà a Bono e compagni? Ssssst..!
Postato 05/07/2009
alle ore 18:43
Postato 23/02/2009
alle ore 18:13
Serata di grande rock sabato scorso per i diecimila del Palaisozaki di Torino. Uno splendido sole ci ha accolti in una città incantevole, ormai trasformata in un immenso salotto a cielo aperto sul quale mi sono accomodato per tutto il fine settimana. I R.E.M. poi hanno fatto la loro parte, egregiamente. Dopo mesi e mesi di concerti mi chiedo dove trovino ancora tanta energia da infiammare stadi, arene e palasport in giro per il mondo.
Dopo il
grande spettacolo del luglio scorso, ho voluto concedermi un bis con la band di Athens. Avevo bisogno di un'overdose di adrenalina e mi pare di esser stato abbondantemente accontentato.
Postato 30/09/2008
alle ore 19:09

Dicevo che ho proprio bisogno di rilassarmi. E dunque, suggerisce Michael Stipe, resettiamo tutto quanto e
let's begin again!, ricominciamo da capo. Certo, ricominciamo da capo. La scarica adrenalinica di domani è proprio quello di cui avevo bisogno per rimettere in moto le sinapsi del mio cervello malconcio e ripartire. Gli ultimi abbracci degli amici prima della lunghissima pausa estiva, poi i paesaggi mozzafiato delle colline umbre e la grande abbuffata rock all'Arena Santa Giuliana di Perugia.
Questi i miei programmi per il week end. Ci sarà poco tempo per dormire, ma chissenefrega..
Quando alle 5 del mattino i passaggi rumorosi dei trolley sulle mattonelle del marciapiede sotto casa rompono con più frequenza il silenzio delle ultime tenebre notturne, è segno dell’estate che arriva. Luglio, zanzare, umidità e, soprattutto, nessun motivo per restare. Il via vai per l’aeroporto o per la stazione ferroviaria vicina si diffonde con frenesia fra le vie del quartiere. Passi svelti, valigie stracolme e pesanti di chi per mesi ha sfidato la città e ora affronta l’ultima fatica del viaggio prima dell’atteso riposo casalingo, riportano al cuore la dolce nostalgia del ritorno.
Postato 19/07/2008
alle ore 04:43
Postato 07/07/2008
alle ore 01:55
Per chissà quale strano scherzo del destino, il giorno del mio compleanno coincide quasi sempre con una delle serate (in questo caso quella inaugurale) del Pisa Folk Festival. Circostanza che, in qualche modo, rafforza il mio attaccamento a questa piccola creatura che ho visto crescere pian piano di pari passo con la mia carriera universitaria.
Non so cosa aspettarmi da questi miei ventisette anni. Domani daremo finalmente il via alle danze e per adesso preferisco pensare alla musica. Almeno stanotte.
Buon divertimento
..buon compleanno
Postato 27/05/2008
alle ore 22:11
Anche quest'anno, il Pisa Folk Festival torna in grande stile con un programma all'insegna della qualità e della festa. Per cinque giorni (dal 28 maggio al 1 giugno) i ritmi e le note della tradizione riecheggieranno fra le aule universitarie e le strade della città per quello che è ormai diventato a tutti gli effetti "un classico della primavera pisana".
Il programma:
Pisa Folk Festival 2008
28 maggio - 1 giugno
Negli ultimi anni in Italia si è sviluppato un vero e proprio “movimento” di recupero e riproposizione delle musiche della tradizione popolare. Questo fenomeno, sviluppatosi al di fuori dei canali ufficiali di diffusione musicale, coinvolge ormai migliaia di persone, che ritornano agli strumenti e ai ritmi della tradizione, spesso ripartendo dal contatto con gli anziani “cantori” ancora presenti.
Giunto alla sesta edizione, il Pisa Folk Festival propone anche quest’anno una serie di esibizioni musicali che mettono a confronto Otello Profazio, il grande “patriarca” del folk revival nazionale, alcuni gruppi che tematizzano un legame stretto con le forme della musica tradizionale, e altre esperienze che incrociano linguaggi musicali di diversa estrazione.
28 maggio - Polo didattico “Carmignani”, piazza dei Cavalieri

presentazione del volume con cd allegato:
Al di qua del Poggio. Canti di tradizione orale ricordati e interpretati nel territorio di Pelago
di Marco Magistrali, Edizioni Comune di Pelago
concerto de Suonatori della Leggera
Canti e sonate di tradizione orale della Val di Sieve
Formazione musicale e canterina instabile nella quale si alternano o si intrecciano fisarmonica, organino, violino, clarino, chitarra, basso tuba, trombone, gnacchere e voci. E’ parte dell’Associazione Culturale la leggera che da più di dieci anni conduce campagne di ricerca etnomusicologica in Val di Sieve, Casentino e Valdarno fiorentino (Toscana), sotto la guida di Marco Magistrali. Il repertorio appreso negli anni dai suonatori e cantori anziani è quello della cultura orale contadina che continua a venir tramandato in queste valli e spazia dal canto al canto a ballo, alle sonate per il ballo all’antica.

29 maggio - polo didattico “Carmignani”, piazza dei Cavalieri

presentazione del libro con cd doppio:
Otello Profazio. A viva voce
a cura di M. De Pascale, Squilibri, Roma 2007
concerto di
Otello Profazio
il cantastorie del Sud
(ospite speciale: Nicola Scaldaferri)
Vero e proprio antesignano del folk-revival in Italia, l’artista calabrese da più di mezzo secolo costituisce un fenomeno unico nel panorama della musica popolare. Quando Profazio iniziava la sua carriera artistica, il festival di Sanremo contava infatti tre anni di vita, i dischi erano a 78 giri e la televisione non era ancora nata. Dell’Italia vera, ingombra delle macerie della guerra e flagellata da un’emigrazione biblica, poco o nulla trapelava nelle canzoni dell’epoca, dominate da amori struggenti e “papere e papaveri”. Dal suo esordio discografico, ‘U ciucciu, Profazio ha proseguito in una carriera originalissima che, nel corso dei decenni, si è mantenuta sempre fedele alla sua vocazione originaria. La fantasia visionaria delle storie e leggende del Sud, il fatalismo di contadini traditi dalla storia hanno così trovato un moderno cantastorie capace di coniugare impegno e ironia ma anche di esaltare pagine di grandissima poesia, come è avvenuto soprattutto nella collaborazione con Ignazio Buttitta. Nell’incontro con il grande poeta siciliano confluivano i temi di un’irripetibile stagione di impegno meridionalistico inaugurata da Carlo Levi con Cristo si è fermato a Eboli. Il dramma dell’emigrazione, le lotte dei braccianti per la terra e il flagello della mafia entravano a far parte del repertorio del canto popolare, in una concezione viva e attuale e non più sterilmente museale del folklore. L’appassionata fede comunista dell’uno e l’individualismo libertario dell’altro si combinavano alla perfezione nel segno di una convinta adesione all’immaginario popolare e della comune passione per il mondo dei cantastorie.
Comunque la dimensione più autentica di Otello, cui neanche i dischi migliori rendono interamente giustizia, è proprio quella del concerto con cui questo irriducibile individualista ha incontrato le comunità di emigranti sparsi ai quattro angoli della Terra e ha tratto ispirazione per le sue cose migliori, in un scambio ininterrotto con il pubblico che perdura tuttora in un susseguirsi di spettacoli superiori ancora oggi a quelli delle più celebrate formazioni del momento.
Il concerto – che vedrà Profazio accompagnato dall’etnomusicologo e polistrumentista Nicola Scaldaferri, sarà aperto dalla presentazione di un volume con due cd allegati che, con una lunga intervista, un’antologia di scritti dedicati alla sua opera da autori come Carlo Levi, un ricco apparato di immagini e un’ampia selezione del suo repertorio contenuta nei due cd allegati, ripercorre la carriera di questo straordinario interprete delle tante anime del Meridione.
30 maggio - polo didattico “Carmignani”, piazza dei Cavalieri
presentazione del libro con cd:
Nel paese dei cupa-cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana
di Nicola Scaldaferri e Stefano Vaja, Squilibri, Roma 2006
Concerto per zampogne: Alberico Larato, Alessandro Mazziotti, Nicola Scandaferri, Quirino Valvano

Un’immersione nei suoni di tradizione della Basilicata per novene, serenate e festa da ballo, con particolare riferimento ai repertori processionali dei diversi pellegrinaggi in cui si formano piccole orchestre di ance -a chiave, surdulina, ciaramella e doppia ciaramella- accompagnate da altri strumenti tradizionali, dal tamburello alla bottiglia percossa ritmicamente con una chiave.
31 maggio - Arena Grande Giardino Scotto, ore 22
Cordas et Cannas
tradizione e innovazione della musica sarda

Il gruppo Cordas et Cannas nasce ad Olbia nel 1978-1979 dall’incontro di musicisti con percorsi musicali differenti, ma con intenti precisi. Essi operano nella rivalutazione della musica in limba dei poetas et cantadores sardi, realizzando una lunga serie di concerti in tutta la Sardegna. Lo stile musicale degli esordi si è gradatamente evoluto verso un approccio che avvicini la tradizione sarda alla sensibilità musicale delle nuove generazioni.
La collaborazione periodica con artisti dell’area Jazz (Paolo Fresu e Antonello Salis) dimostra la flessibilità dei Cordas nel trattare, in tempi non sospetti, la musica Sarda in forma aperta ad altre culture, ottenendo affascinanti risultati ed individuando ulteriori possibilità di confronto sul piano internazionale. Nell’anno 1997 hanno partecipato al festival Womad fondato da Peter Gabriel a Reading, dove hanno riscontrato un ottimo consenso da parte del pubblico e dell’organizzazione. I Cordas et Cannas hanno eseguito concerti (feste popolari, festivals, teatri) durante gli ultimi 15 anni in Sardegna, Continente, Europa e in Usa, fra cui: Scozia, Irlanda del nord, Inghilterra, Galles, Olanda, Isole Shetland, N.York, New Jersey, Francia, Canada, Australia, Colorado e Argentina.
1 giugno - Arena Grande Giardino Scotto, ore 22
Alla Bua
i ritmi travolgenti della pizzica salentina

Gli Alla Bua nascono dalle esperienze più tradizionali della cultura musicale salentina. Si sono formati tra le ronde della storica festa di San Rocco a Torrepaduli, nelle notti itineranti del canto a Santu Lazzaru, nelle tipiche feste nelle curti fatte di vino, voci spiegate e incessabili tamburelli. Qui si sono uniti i componenti, ragazzi provenienti da vari paesi del Salento, con la comune coscienza di sentire propria l’eredità della musica popolare, appresa direttamente nelle proprie case, con la grande passione di suonarla, di tramandarla e di divulgarla. Alla Bua è una locuzione raccolta presso anziani del sud Salento, che la utilizzavano come ritornello per accompagnare i canti di lavoro o d’amore. Alla Bua starebbe per medicina alternativa, altra cura. E’ in questo concetto che si concretizzano lo spirito e il suono del gruppo. La cura: nel passato, quella contro il morso velenoso della leggendaria taranta, quella di una società stremata dalle difficoltà e dalla povertà; oggi, similmente, contro la frenesia e la piattezza della società moderna, una cura a suon di pizzica-pizzica, danza forte, calda e liberatoria.
Organizzazione: Lista studentesca Sinistra per - Associazione Memoria delle radici
Direzione artistica: Vincenzo Santoro
Postato 11/05/2008
alle ore 17:49
Qualità dell'esibizione decisamente al di sotto delle aspettative (non di quelle mie personali, nei confonti delle quali ero già abbondantemente prevenuto), ma grande serata. Una piazza enorme svuotata dalle auto per l'occasione e un parterre di cinquemila spettatori hanno fatto da cornice a un grande concerto dei Baustelle a ingresso gratuito, uno degli eventi clou della primavera pisana.
Come sempre, non poteva mancare il marchio di
Sinistra per..
Ecco un paio di foto che ho scattato dal backstage..

Postato 11/05/2008
alle ore 02:11

Si è spento stamattina, all'età di 55 anni, il tamburellista e cantore popolare salentino
Pino Zimba. La sua scomparsa priva il movimento di folk revival pugliese di uno dei suoi interpreti più sanguigni e, forse, autentici.
Membro di una famiglia di musicisti popolari di Aradeo (LE), era stato, all'inizio degli anni Novanta, fra i fondatori dell'
Officina Zoè, storico gruppo di riproposta della musica tradizionale salentina. Nel 2000 aveva interpretato se stesso nel film
Sangue Vivo, di Edoardo Winspeare, da anni suo amico e sincero compagno di avventura dai tempi del lungometraggio opera prima
Pizzicata. Causa i contrasti con gli altri membri dell'Officina, aveva deciso di dedicarsi a un nuovo progetto, culminato nella nascita di
Zimbarie, gruppo di folk revival salentino del quale era stato leader indiscusso. Negli ultimi anni la sua fama di grande, verace interprete della musica popolare salentina (della quale era allo stesso tempo portatore e ripropositore) era cresciuta fino a renderlo protagonista abituale di alcune fra le più gremite piazze estive del revival della "pizzica", nonchè ospite fisso sul palco del festival della
Notte della Taranta.
Postato 13/02/2008
alle ore 22:18

C'è chi ha bollato
Magic, l'ultimo album in studio di Bruce Springsteen, come uno dei lavori più commerciali nella discografia del boss. E in effetti, dopo ben 15 dischi e una carriera più che trentennale, che la vena creativa dello storyteller dell'altra america potesse andare lentamente affievolendosi era facilmente prevedibile.
In realtà, messa da parte la copertina del CD, già a un primo ascolto distratto le 11 tracce di Magic non dispiacciono affatto. L'energico e sferzante incipit di Radionowhere preannuncia emozioni certamente non all'altezza dei fasti di Born To Run e Born In The Usa, ma perfettamente in linea con gli ultimi frutti del consumato connubio con la storica E-street Band. Gli ingredienti ci sono tutti. Ci sono i poderosi riff di Nils Lofgren e "Little Steven" Van Zandt, il sax un po' sbiadito ma ancora struggente e vitale di Clarence Clemons, il pulsante incalzare della batteria di Max Weimberg e, ovviamemente, la voce graffiante del boss. Ci sono ancora l'eco delle dustbowl ballads di Woody Guthrie e gli ammiccamenti al blues-country-rockabilly del leggendario Jonny Cash.
Non un capolavoro, certo. In compenso, un album gradevole con 11 tracce orecchiabili da sparare nelle casse senza pensarci troppo su e soprattutto da cantare nella folla di uno stadio in delirio. In fondo, fra le aspettative di milioni di fan e le asfissianti esigenze del mercato, non potevamo aspettarci molto molto di più da uno Springsteen ormai alla soglia dei sessant'anni.
Dopo lo struggente
Devil's and dust e il capolavoro assoluto
We Shall Overcome, del resto, glielo potevamo pure concedere.
Postato 06/11/2007
alle ore 22:02
Postato 29/10/2007
alle ore 18:19

Venerdì prossimo il palco dell'Heineken Jammin' Festival, montato per l'occasione nella splendida cornice del parco San Giuliano di Mestre, accoglierà una delle band più interessanti di sempre. Dopo l'abbuffata rock delle cinque date italiane dello scorso autunno, i Pearl Jam tornano in Italia per emozionare come non mai il loro pubblico di fan innamorati e instancabili.
Io, naturalmente, ci sarò.
TEN CLUB
Pearl Jam online
venezia.net
Postato 14/06/2007
alle ore 01:19
Anche quest'anno è andata. Con la grande festa dell'Orchestra di Piazza Vittorio all'Arena Grande del Giardino Scotto, si è conclusa la quinta edizione del Folk Festival ed è calato il sipario su uno degli eventi simbolo della primavera pisana. Un primo bilancio sui risultati della rassegna dimostra inequivocabilmente come intrattenimento e cultura possano coerentemente andare di pari passo, trovando successo presso il grande pubblico, purchè legati dal solido collante della qualità. Nell'edizione di quest'anno, come nella migliore tradizione del Festival, un sapiente mix di suoni e parole ha cercato di coniugare letteratura e musica, gli scritti della memoria storica con i suoni e i canti della tradizione. Le vicende dei martiri delle Fosse Ardeatine, le antiche melodie della Terra d'Otranto, le storie della Sicilia popolare cantate da una delle voci più struggenti del nostro Meridione hanno oltrepassato per qualche giorno le mura dell'accademia e invaso le aule dell'università, per un incantevole connubio che ha sorpreso perfino noi stessi. Chiuse le porte dell'ateneo, come ogni anno la carovana del Pisa Folk Festival ha raggiunto il Giardino Scotto per gli immancabili concerti all'aperto. Prima la raffinatezza compositiva dei beneventani Sancto Ianne, poi l'immancabile Salento della pizzica e dei canti alla stisa dei Malicanti, infine la festa conclusiva con quella straordinaria miscela di suoni e parole dal mondo dell'Orchestra di Piazza Vittorio. Un'Arena Grande gremitissima di spettatori di tutte le età per una chiusura col botto.
Alla prossima..
Postato 04/06/2007
alle ore 02:34
Pisa Folk Festival
V edizione
Pisa, 29 maggio - 2 giugno 2007
PROGRAMMA DEFINITIVO:
Suoni e memoria
viaggio nella tradizione musicale del Sud
Polo didattico “Carmignani”, Piazza dei Cavalieri
- Martedì 29
ore 18
Disisperada
Serata dedicata a Gavino De Lunas, cantore tradizionale sardo, combattente della Resistenza, ucciso dai nazisti nella strage alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944
Presentazione del libro:
Gavino De Lunas, vita di un cantante, ufficiale postelegrafonico, martire delle Fosse Ardeatine
di Martino Contu, Edizioni Centro Studi Sea 2005
e di:
Gavino De Lunas, Su rusignolo ‘e Padria
cd contenente tutte le registrazioni di Gavino De Lunas
Ore 21
Cantami quannu voi, ca t’arrispunnu
seminario “cantato” sulla musica popolare siciliana di Matilde Politi
- Mercoledì 30
ore 21
Danzare col ragno
Viaggio nel tarantismo dal XVI al XX secolo
Il progetto propone un itinerario di lettura tra i testi storici del tarantismo nel mezzogiorno - a partire dalle testimonianze cinquecentesche fino ai “racconti etnografici” di Ernesto de Martino - accompagnato dall’esecuzione delle musiche che, nei secoli, sono servite nella cura magica degli effetti del morso della mitica taranta. Voce narrante e curatore dei testi è Brizio Montinaro, attore di cinema e teatro e autore di ricerche sulla cultura popolare. Il commento musicale è invece realizzato dal gruppo Ensemble Terra d’Otranto, che ripropone la musica antica del tarantismo eseguita con gli strumenti dell’epoca.
Concerti
Arena Grande Giardino Scotto
- Giovedì 31 maggio
Ore 21
Sancto Ianne
Tradizione e rinnovamento della musica popolare campana
- Venerdì 1 giugno
Ore 21
Malicanti
Pizziche, tarantelle e canti tradizionali delle Puglie
- Sabato 2 giugno
Ore 21
Orchestra di Piazza Vittorio
Musiche migranti
Durante le serate si potranno degustare vini e prodotti tipici delle regioni di provenienza dei gruppi musicali e sarà allestito uno stand specializzato con libri e cd.
Gli artisti
Matilde Politi
Palermitana, 30 anni, è ricercatrice e ‘cantatrice’, laureata alla Sapienza di Roma in Antropologia Culturale; incarna, cosa rara, la competenza dello studioso (che fa ricerca sul campo, raccoglie e studia materiali) e la sensibilità dell’interprete straordinaria. I pochi che ne scrivono la paragonano in genere a Rosa Balistreri. “Interprete straordinaria” non suoni come un’iperbole: voce tanto potente, espressiva, commovente, capace di melismi dalle mani sporche e la terra in bocca, come uno sputo in faccia, una carezza e un cazzotto insieme. Una voce libera, dalla grana spessa, ruvida, versatile, che mette soggezione. (presentazione tratta dal sito www.lucaferrari.net )
Ensemble Terra d'Otranto
Il gruppo è formato da musicisti specializzati nell’interpretazione della musica barocca e del tardo Rinascimento nel rispetto delle prassi esecutive d'epoca. Il progetto iniziale del gruppo era quello di far conoscere o riportare alla luce le opere più significative degli autori dell’antica Terra d’Otranto. Nel corso del lavoro di ricerca, tuttavia, i musicisti hanno constatato la necessità di esplorare anche un repertorio popolare, antico o tradizionale, fortemente contiguo all’opera e allo stile dei compositori più in vista. Così, si è definita la doppia natura di questo Ensemble, attento contemporaneamente alle matrici della musica colta e popolare, con particolare riferimento alle forme di origine terapeutica e rituale che, fra XVI e XVIII secolo, caratterizzano le espressioni musicali più originali del Salento.
Brizio Montinaro
Attore e saggista. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, debutta in Teatro in Venti zecchini d’oro per la regia di Franco Zeffirelli. Ha recitato ne La lupa di Verga accanto ad Anna Magnani ed è stato protagonista di Orgia di Pier Paolo Pasolini con la regia di Lorenzo Salveti. Ha lavorato con alcuni tra i più grandi maestri del cinema europeo: Miklos Jancso, Luigi Comencini, Alberto Lattuada, Giuliano Montaldo, Theo Anghelopulos. Dall’esperienza cinematografica sul set nascono due suoi libri: Diario macedone. Con Anghelopulos sul set di Alessandro il Grande (Edizioni il Formichiere 1980) e Cristoforo Colombo. Diario di bordo (Eri 1985). Si occupa di antropologia culturale e in particolare di religiosità popolare, tema sul quale ha pubblicato: Salento povero (Longo Editore 1976), Canti di pianto e d’amore dall’antico Salento (Bompiani 1994) e San Paolo dei Serpenti (Sellerio 1996).
Sancto Ianne
Gruppo beneventano che fonda la propria musica su un profondo rapporto emotivo con la propria cultura e la propria tradizione, mettendo in pubblico pulsioni rock e sapienza ancestrale e creando così un folk contemporaneo dalla straordinaria capacità di coinvolgimento. Hanno appena pubblicato Mo’ siente, il loro terzo cd,
Malicanti
Il gruppo esegue repertori tradizionali del mondo contadino della Puglia, appresi direttamente dagli anziani cantori (e in particolare da Uccio Aloisi di Cutrofiano, Luigi Stifani di Nardò e da Andrea Sacco da Carpino). Si caratterizza per un uso insolito e preponderante della voce: tutti i componenti cantano, e nessuno di loro con una impostazione classica, ma usando risonatori e respiri propri della musica di tradizione delle campagne. Il repertorio è composto soprattutto da tarantelle, pizziche pizziche e pezzi che consentono al pubblico di ballare per larga parte del concerto, intervallati da canti “alla stisa”, canti a tre o quattro voci diverse eseguiti senza accompagnamento musicale, i cori cioè che anticamente si facevano in campagna.
Le opere
Gavino De Lunas. Vita di un cantante, ufficiale postelegrafonico, martire delle Fosse Ardeatine
di Martino Contu, Edizioni Centro Studi Sea 2005
Il volume racconta la vicenda biografica di Gavino De Lunas (1895 – 1944), uno dei più noti e apprezzati interpreti del canto popolare sardo. La sua carriere artistica, iniziata negli anni Venti, raggiunse il culmine nel corso degli anni trenta, con la diffusione su tutto il territorio nazionale di numerosi suoi dischi (78 giri). Giunto a Roma per il suo servizio come ufficiale postelegrafonico, durante l’occupazione militare tedesca operò nella clandestinità nella Resistenza. Tradito da una spia, il 26 febbraio 1944 fu arrestato dalle SS e tradotto nel carcere di via Tasso. Il 24 marzo di quello stesso anno fu trucidato alle Fosse Ardeatine.
Gavino de Lunas, Su rusignolu ‘e Padria
Cd audio, a cura dell’amministrazione comunale di Padria, 2004
La voce inconfondibile di De Lunas, ricca di una melodiosa malinconia e diversa dal timbro degli altri Cantadores, lo resero famoso come l’Usignolo di Padria non solo nell’intera Isola, ma in nel resto d’Italia e all’estero, al punto da attirare l’interesse di studiosi di musica popolare, che vollero registrare i brani più noti del suo repertorio. Il cd, prodotto dall’amministrazione comunale di Padria, paese originario di De Lunas, contiene quasi tutte le sue registrazioni.
Postato 23/05/2007
alle ore 02:13
C'è un chiaro filo conduttore che lega le Dustbowl Ballads di Woody Guthrie alle Seeger Sessions di Bruce Springsteen. Un lungo percorso a ritroso riporta il Boss alle origini, dall'epica acerba del giovanotto 24enne di Greetings from Asbury Park, N.J. al rabbioso rock&roll del fortunato Born to run, dal declino del delirio anni Novanta alla fuga introspettiva di The ghost of Tom Joad, con la pesante eredità di un Guthrie che comincia a fare capolino fra gli accordi. Poi la rinascita, il trionfo evocativo di The rising, l'intimismo di Devils&Dust e la chiusura del cerchio del capolavoro assoluto We Shall Overcome. Un lento ritorno alle origini, dunque, agli inni spiritual dei contadini afroamericani del Sud, all'America dimenticata degli operai neri nelle fabbriche del grande sogno industriale. C'è l'Oklaoma home dei lavoratori migranti nelle terre dell'Ovest, la denuncia sociale, la lotta per i diritti civili. E' qui che l'eco delle Dustbowl ballads si fa sentire con tutta la sua potenza evocativa. Come il cantautore di Okemah anche Springsteen raccoglie piccoli momenti di vita e li racconta con il linguaggio della gente comune, collezionando istantanee di un'America minore. "In fondo, sono come un fotografo senza macchina fotografica", suggerisce lo stesso Guthrie nella sua celebre autobiografia, mentre chitarra in spalla percorre le sterminate pianure del sud dove fra tempeste di polvere e vagoni merci stracolmi di disperati nascono i personaggi delle sue storie. Come Dustbowl Ballads, anche We Shall Overcome The Seeger Sessions non è un semplice disco folk. E', a suo modo, un piccolo ritratto dell'altra America, quella che lo smemorato mainstream e la cultura dominante del distacco hanno violentemente relegato allo sgabuzzino della storia e al più subalterno dei ruoli.
Postato 09/10/2006
alle ore 03:16

Terminato proprio stasera il trionfale tour europeo dei Pearl Jam, da domani si riparte. Un altro grande del rock di tutti i tempi si esibirà in un gigantesco tour per il vecchio continente, infiammando arene e palasport, piazze e stadi con gli accordi della Seeger Sessions Band. Domani, sul palco del Palamalaguti di Bologna, Bruce Springsteen comincia dall'Italia. E lo fa nel più esaltante dei modi, con ben sette concerti in giro per la penisola per un'autentica abbuffata di rock, folk, country, jazz, bluegrass e gospel come non se ne vedevano da tempo. Tante le location toccate dal
Boss, dai palasport di Bologna, Torino e Roma alle Arene di Verona e Perugia, dalla Villa Manin di Udine ai giardini della Reggia di Caserta.
Di nuovo
on the road, dunque, con il nostro
storyteller dell'altra America, per questo incredibile, folle autunno di rock d'altri tempi..
www.pearljam.com
www.brucespringsteen.net
Postato 30/09/2006
alle ore 22:13
"Vi prometto che non dovrete aspettare altri sei anni prima di rivederci qui". Con queste parole, dal palco di Torino, Eddie Vedder ha salutato i fan i delirio e consegnato il suo arrivederci all'Italia. Dopo aver infiammato i Palasport di Milano, Bologna e Torino, l'arena di Verona e la piazza di Pistoia, i Pearl Jam lasciano così il nostro paese con un'overdose di poesia ed energia che difficilmente il pubblico italiano dimenticherà. E' stata un'iniezione di rock puro, quella grande onda (the
big wave) di emozioni che ben pochi al mondo oggi sanno regalarci. A presto, Eddie e compagni,
it's hard to imagine..
clikka sull'immagine per ingrandire..
14.09.2006 - Palamalaguti - Bologna, Italia
supporter: My Morning Jacket
scaletta: Elderly Woman..., Do The Evolution, Animal, Severed Hand, Given To Fly, World Wide Suicide, Save You, Even Flow, I Am Mine, Marker In The Sand, Green Disease, Daughter / (It's OK), Alone, Whipping, Present Tense, Comatose, Porch
bis 1: Black, Better Man, Life Wasted, Alive
bis 2: Bu$hleaguer, Why Go, Baba O'Riley, Indifference
16.09.2006 - Arena - Verona, Italia
supporter: My Morning Jacket
scaletta: Release, Given To Fly, Corduroy. World Wide Suicide, Do The Evolution, Severed Hand, Love Boat Captain, Even Flow, 1/2 Full, Gone, Not For You, Grievance, Marker In The Sand, Jeremy, Wasted Reprise, Better Man, Blood
bis 1: Inside Job, Come Back, I Believe In Miracles, Porch, Life Wasted
bis 2: Elderly Woman..., My Sharona [cover dei The Knack, cantata come "My Verona"], Once, Alive, Rockin' In The Free World, Yellow Ledbetter
17.09.2006 - Datch Forum - Milano, Italia
scaletta: Go, Last Exit, Save You, World Wide Suicide, Corduroy, Severed Hand, Unemployable, Even Flow, I Am Mine, Man Of The Hour, MFC, Daughter / (Another Brick In the Wall Pt. 2), Faithfull, Comatose, State Of Love And Trust, Why Go
bis 1: Picture In A Frame [cover di Tom Waits], Parachutes, Black, Crazy Mary, Given To Fly, Alive
bis 2: Do The Evolution, Big Wave, Leash, Rockin' In The Free World, Yellow Ledbetter
19.09.2006 - Palaisozaki - Torino, Italia
scaletta: Go, Corduroy, Animal, Elderly Woman..., Life Wasted, World Wide Suicide, Comatose, Severed Hand, Marker In The Sand, Parachutes, Unemployable, Army Reserve, Come Back, Inside Job, Do The Evolution, Rearviewmirror
bis 1: Jeremy, Lukin, Better Man, Black, Tremor Christ, Alive
bis 2: Blood, Even Flow, Baba O'Riley, Indifference
20.09.2006 - Piazza Duomo - Pistoia, Italia
scaletta: (Interstellar Overdrive) /Corduroy, Rearviewmirror, Life Wasted, World Wide Suicide, Severed Hand, Unemployable, Elderly Woman..., Dissident, 1/2 Full, I Got ID, Even Flow, Come Back, Not For You / (Modern Girl), Breath, Given To Fly, Why Go, Comatose, Porch
bis 1: Last Kiss, Hail, Hail, State Of Love And Trust, Black, Crazy Mary, Alive
bis 2: Last Exit, Do The Evolution, Wasted Reprise, Better Man, Spin The Black Circle, Rockin' In The Free World, Yellow Ledbetter
mirror.blog.kataweb.it
www.pearl-jam.it
www.pearljamonline.it
www.pearljam.com
Postato 24/09/2006
alle ore 00:46
Considerazioni sulla Notte della Taranta 2006
Se si vuole ricominciare a pensare il sud - scriveva Franco Cassano - "in primo luogo occorre smettere di vedere le sue patologie solo come la conseguenza di un difetto di modernità". Quando si propina a suon di denaro pubblico l'idea che la “dignità spettacolare” di canti e musiche tradizionali sia condizionata alla contaminazione a tutti i costi col "moderno", alla presenza sul palco del "grande nome" della musica leggera nazionale, non si fa che violare tautologicamente tale assunto. A giudicare dagli ospiti presenti in scaletta e dall'immagine diffusa dai media, la Notte della Taranta di quest'anno ha rinvigorito una prassi che ha evidentemente trovato terreno fertile nei palazzi del potere di un'intera regione. Come nelle migliori tradizioni di un sud che, mentre proclama il contrario, continua in realtà a inseguire ciò che sta fuori, ricalca modelli anzichè rivendicare autonomia culturale propria.
Anche sul piano degli arrangiamenti, se è vero che "squadra vincente non si cambia", dopo i successi di pubblico degli anni passati nessuno si aspettava grandi sconvolgimenti e le previsioni non sono state disattese.
Contaminazioni freneticamente inseguite e rimaste tali soltanto sulla carta, melodie piu' o meno orecchiabili, ospiti di grande impatto mediatico ma anonimi sul piano del valore artistico aggiunto e la solita, costante approssimazione nell'uso delle voci sono sembrati i tratti distintivi di uno spettacolo pur complessivamente gradevole, migliorato rispetto al passato ma dall'approccio decisamente poco originale. Aspettarsi qualcosa di diverso dopo tre anni di sostanziale reiterazione dello schema precedente (stesso maestro concertatore, stessi musicisti, stesso approccio negli arrangiamenti), del resto, non poteva che apparire come del tutto velleitario.
Tutto questo mentre l'allocazione delle risorse pubbliche in Salento diventa sempre piu' iniqua. L'iper finanziamento di grandi eventi (o del "grande evento") non fa che fagocitare denaro a spese dalle casse provinciali e regionali, azzerando completamente l'offerta di piccoli spettacoli distribuiti sul territorio. Basti citare a mero titolo di esempio l'infausto destino spettato al raduno estivo della cummunity Pizzicata.it (quasi 2000 iscritti), annullato all'ultimo momento perchè il comune che avrebbe dovuto ospitarlo non ha reperito gli spiccioli necessari al suo finanziamento.
Il risultato è quasi una sorta di "polarizzazione" dell'offerta culturale, con una programmazione estiva che tende sempre piu' a limitarsi al grande evento dal gigantesco impatto mediatico, ultrafinanziato e sponsorizzato, da una lato, e alle provincialissime e autogestite sagre di paese dall'altro.
Non è un caso che le smanie di spettacolarizzazione a tutti i costi di qualsiasi cosa abbia a che fare con la nostra tradizione popolare non stiano lasciando spazio ad alcun esperimento di ricerca seria e sistematica sul campo delle fonti orali finanziato con risorse pubbliche. Non v'è ancora traccia del millantato archivio delle fonti di cui tanto si discuteva ai tempi della costituzione dell'Istituto Diego Carpitella e che ancora non ha trovato luce neppure sulla carta.
Il recente dibattito apertosi sulla nascita della fondazione "Notte della Taranta" rimane alla luce di ciò l'occasione più ghiotta nella quale porre l'accento sui problemi chiave che ogni estate "rovinano la festa" a tanti salentini, critici sulle attuali modalità di gestione delle risorse pubbliche regionali, diffidenti nei confronti del ruolo culturalmente egemonico ricoperto dal grande evento estivo, ma allo stesso tempo consapevoli del suo grande potere strategico di richiamo turistico e di locomotiva-traino di sviluppo del territorio.
Postato 08/09/2006
alle ore 03:18
Considerazioni sulla Notte della Taranta di Soleto (LE)
Gli hanno riservato il palco più grande. L'amplificazione più potente, lo spazio più maestoso, l'organizzazione più robusta. E' questa la serata che conta, un immenso campo sportivo trasformato in un vero e proprio santuario della musica popolare. Che poco dopo mezzanotte finisce, irrimediabilmente, per diventarne il calvario e la negazione.
La gente arriva in una Soleto trasformata in un enorme parcheggio a cielo aperto convinta di assistere a una festa e va via col male alle orecchie. Il frastuono dei campionatori è altissimo, i pochi tamburelli sul palco quasi non si sentono, completamente coperti dai bassi dei sofisticati impianti elettronici piazzati sulla scena. Sullo schermo gigantesco che fa da sfondo ai musicisti un tizio si ricopre il corpo di sanguisughe e raccoglie sangue in una ciotola. Ogni tanto un ragno fa capolino in primo piano, come a ricordare, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, che lo spettacolo ha in qualche modo a che fare col tarantismo e la pizzica. Ma il pubblico non gradisce.
I 20.000 (si dice) spettatori presenti si guardano in faccia perplessi, fanno fatica a capire il perchè. Ai continui inviti all'applauso del mastro concertatore di turno fanno seguito i fischi. C'è chi perde la testa e lancia bottiglie di plastica e lattine di birra ai lati del palco.
Sulla scena, nel frattempo, si alterna nel "bum bum" dei bassi elettronici la crema del movimento neo-tradizionaista salentino. Ci sono i soliti tamburellisti noti, i cantanti, qualche violino, un paio di chitarre. Poco dopo le tre di notte arriva l'ordine perentorio di staccare la spina e il disastro è completo. La passerella si interrompe, la scaletta è mozzata.
E' questa la cartolina che, da un piccolo paese della Grecìa, il Salento della pizzica spedisce al mondo. E' questo il paradigma dell'impianto egemonico della politica di promozione culturale della nostra classe dirigente, mentre la penuria di fondi per attività alternative costringe le amministrazioni locali a ridurre all'osso l'offerta di piccoli concerti di musica popolare distribuiti nel territorio. Come nel caso del comune di Alessano, dove il raduno della community Pizzicata.it, nonostante il successo dello scorso anno, viene eliminato dalla programmazione estiva perchè i miseri 2.500 euro necessari per il suo finanziamento pesavano come un macigno per le casse del bilancio comunale.
"Non vendete la vostra primogenitura per un piatto di lenticchie" urlava qualche anno fa Giovanni Lindo Ferretti dal palco del concertone di Melpignano. A risentire le parole di quella notte, dopo lo spettacolo di giovedì, il paradosso sembra essersi sostituito a qualsiasi altro possibile e immaginabile leit motiv del festival.
Postato 08/09/2006
alle ore 03:17