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In ben 12 anni di storia, il festival La Notte Della Taranta è riuscito ad affermarsi nel tempo come una delle operazioni di promozione territoriale più efficaci che la politica abbia mai saputo concepire in Italia. Catalizzando attorno a sè energie e risorse crescenti, ha stuzzicato sempre più l'attenzione dei media e l'interesse del pubblico, proponendosi a pieno titolo quale vero e proprio volano di sviluppo di un intero territorio.
Se tuttavia l'efficacia mediatica dell'evento ha prodotto risultati ragguardevoli, ciò che non ha saputo dimostrarsi all'altezza di cotanta fortuna pare sorprendentemente proprio la qualità della produzione musicale dei “concertoni”. Una costante approssimazione nel “rimaneggiamento” del repertorio popolare, la cronica mancanza di originalità negli arrangiamenti, se si escludono alcune interessanti ma sporadiche eccezioni, hanno caratterizzato quasi tutte le edizioni del prestigioso festival salentino. Il ricorso sistematico ad ospiti “di grido”, attinti al panorama del mainstream nazionale, ha solo talvolta colmato le lacune di uno spettacolo complessivamente gravato da una strutturata e patologica tendenza alla ripetitività.
Da questo punto di vista, il grande e pomposo concertone melpignanese che ha chiuso l'edizione 2009 del festival, ultimo atto della serie affidata al maestro concertatore Mauro Pagani, avrebbe certamente potuto tracciare un segnale più confortante di rinnovamento in vista dei prevedibili stravolgimenti del prossimo anno, anzichè risolversi in un clamoroso passo indietro rispetto ai buoni auspici della scorsa edizione. Intendiamoci, nessun orrore dal palco di Melpignano. Solo un generale e ostinato vuoto di idee, talvolta imbarazzante, che fa rimpiangere il tanto discusso Sparagna di qualche anno fa. La tecnica di riproposizione dei brani della tradizione è più o meno sempre la stessa. La linea melodica della maggior parte dei pezzi è lasciata immutata, mentre intorno vengono ricamati gli orpelli strumentali più svariati. Il tutto condito da una batteria a tratti martellante e da un uso disinvolto e poco attento delle voci che mortifica la raffinata varietà delle sfumature vocali tipica del repertorio popolare salentino. Anche la scelta degli ospiti appare indecifrabile. Spiccava quest'anno la presenza di Alessandra Amoroso, popolare vincitrice del noto concorso televisivo, la cui pertinenza rispetto agli obiettivi dichiarati dagli organizzatori del festival di “prendere la marginalità e farla diventare un valore” appare quanto meno discutibile.
Un'occasione mancata, insomma. Una chiusura del triennio di transizione affidato al maestro Pagani, nonchè della lunga era Blasi, che avrebbe potuto essere in grande stile e invece lascia l'amaro in bocca. Una serie di nodi rimangono da sciogliere, dal ruolo non ancora chiarito della neonata fondazione agli obiettivi della pianificazione culturale di cui si fa portavoce l'evento melpignanese, che non possono risolversi in una grande notte di festa una volta all'anno. Ancora oggi manca un archivio dei brani della tradizione salentina completo e facilmente accessibile. Non v'è traccia di una scuola di musica in grado di dare continuità alle esperienze proficuamente messe in rete nelle notti d'agosto. Non esiste alcun esperimento discografico capace di farsi strada fra le centinaia di pubblicazioni per lo più di bassa qualità che ormai costellano il panorama delle produzioni salentine e di varcare la frontiera del mainstream nazionale. In compenso, c'è la sfida vinta della promozione territoriale di cui va certamente dato atto ai protagonisti di questa incredibile avventura.
“E' giunta l'ora di ripensare la Notte Della Taranta”, ha sentenziato qualcuno. Superata la stagione dei messianismi, chissà che l'anno prossimo non possa essere finalmente la volta buona.
Postato 04/09/2009
alle ore 03:21
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Abbandonate le alture e i boschi della Sila, percorso l'ultimo tratto della costa ionica calabrese e lambito lungo il mare la bassa piana di Metaponto, la campagna attorno a me si fa via via più familiare. Mentre l'auto corre veloce verso sud-est, nel pomeriggio di una torrida mattinata d'estate, da lontano comincio a intravedere il fumo, le raffinerie e le acciaierie al centro del grande anfiteatro naturale che circonda la città di Taranto. E' l'ultima fatica prima del rientro a casa. E' il 21 agosto, stasera la Notte della Taranta farà tappa nel mio paese, prima del grande concertone finale di Melpignano e già immagino la piazza trasformata in una enorme pista da ballo a cielo aperto.
Percorro la statale, mi addentro nel fumo, fra le raffinerie. Mi metto le mani sulle palle, trattengo il respiro davanti alle ciminiere, tengo la testa alta e proseguo. Fra poco esco dalla merda e forse torno in paradiso. Vado a ballare in Puglia.
Postato 24/08/2008
alle ore 03:48
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Nel torrido agosto salentino tutto ciò che ti sta attorno sembra dipingersi di colori nuovi. Non v'è più traccia di quella melanconica, metodica consuetudine dei lunghissimi mesi invernali. Tanti piccoli paesi di provincia si riempiono di un brulicare di volti sconosciuti. I campi di ulivi, le campagne aride, le terre arse dal sole e spazzate dal vento disegnano interminabili gallerie di paesaggi e vedute mozzafiato.
Si passeggia per le vie del centro cittadino ed è sorprendente il campionario di personaggi che capita di ritrovarsi inaspettatamente di fronte. Giovani scrittori affamati di ispirazione e di nuove storie da raccontare, cineasti rapiti dal fascino esotico di una terra ai confini della terra, intellettuali, imprenditori stranieri intenti nell'affatto agevole vezzo di distrarre la mente dagli affari quotidiani e dall'insostenibile frenesia della vita di città, si aggirano con spiazzante naturalezza per le stradine di paesi un tempo dimenticati da dio.
Le notti sembrano non finire mai. C'è chi viaggia per centinaia di chilometri pur di poter annegare pensieri malsani e rogne della vita quotidiana nella follia della festa senza fine, perdendosi nell'intricata ragnatela di eventi dell'estate salentina. Lasciandosi tutto il resto alle spalle, corpo e anima in estasi, anche solo per una notte.
Postato 07/08/2008
alle ore 01:47
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Si è spento stamattina, all'età di 55 anni, il tamburellista e cantore popolare salentino Pino Zimba. La sua scomparsa priva il movimento di folk revival pugliese di uno dei suoi interpreti più sanguigni e, forse, autentici.
Membro di una famiglia di musicisti popolari di Aradeo (LE), era stato, all'inizio degli anni Novanta, fra i fondatori dell'Officina Zoè, storico gruppo di riproposta della musica tradizionale salentina. Nel 2000 aveva interpretato se stesso nel film Sangue Vivo, di Edoardo Winspeare, da anni suo amico e sincero compagno di avventura dai tempi del lungometraggio opera prima Pizzicata. Causa i contrasti con gli altri membri dell'Officina, aveva deciso di dedicarsi a un nuovo progetto, culminato nella nascita di Zimbarie, gruppo di folk revival salentino del quale era stato leader indiscusso. Negli ultimi anni la sua fama di grande, verace interprete della musica popolare salentina (della quale era allo stesso tempo portatore e ripropositore) era cresciuta fino a renderlo protagonista abituale di alcune fra le più gremite piazze estive del revival della "pizzica", nonchè ospite fisso sul palco del festival della Notte della Taranta.
Postato 13/02/2008
alle ore 22:18
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Nel giorno della befana, il Salento s'è svegliato presto. Dopo una nottata pressochè insonne, stavo finalmente per abbandonarmi nelle dolci e fidate braccia di Morfeo quando un tremolio improvviso del pavimento mi ha riportato fra i vivi, dandomi il suo buongiorno prima ancora che le sveglie cominciassero a suonare. Un modo decisamente "originale" per cominciare l'anno, scandito da lampadari ondulanti e finestre impazzite, alle prime luci di un'alba uggiosa e grigia come come se ne vedono puntualmente da qualche giorno.
Postato 06/01/2008
alle ore 15:02
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Ce ne accorgiamo dalle urla dei bambini festanti per strada, all’uscita dalla scuola media poco distante dal centro. Gabriele Torsello, il fotoreporter italiano rapito in Afghanistan 23 giorni fa, é libero. La notizia scuote il piccolo paese del basso Salento proprio all’ora di pranzo, quando le prime agenzie battono l’annuncio che i 7000 abitanti di Alessano aspettano da tempo. Passano pochi minuti e arrivano le prime conferme. Non una congettura rifilata a qualche cronista avventato, ma la vera e propria notiziona tanto attesa.
I giornalisti rimasti in paese dopo il lungo silenzio degli ultimi giorni si danno presto da fare e in un batter d’occhio rimontano antenne e telecamere. Un via vai di fotografi e operatori televisivi ravviva la strada statale che spacca in due il centro cittadino e ai cui margini é ben visibile, fra gli alberi, la villetta dei Torsello.
Negli ultimi giorni qualche notizia non proprio rassicurante si era diffusa sui giornali gettando sconforto nell’animo di amici e parenti. Il lungo silenzio dei media, rotto ogni tanto dai trafiletti di qualche commentatore, aveva fatto temere il peggio. Ma in questo freddo giovedì di novembre bastano pochi minuti e la gioia si appiccica ai volti degli alessanesi. Che ora aspettano, in trepida attesa, che il loro coraggioso compaesano torni a riabbracciare i cari e a esorcizzare l’incubo nella festa, già pronta, sotto il campanile che ne ha ospitato la foto per tre lunghe settimane.
Postato 03/11/2006
alle ore 21:02
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Considerazioni sulla Notte della Taranta 2006

Se si vuole ricominciare a pensare il sud - scriveva Franco Cassano - "in primo luogo occorre smettere di vedere le sue patologie solo come la conseguenza di un difetto di modernità". Quando si propina a suon di denaro pubblico l'idea che la “dignità spettacolare” di canti e musiche tradizionali sia condizionata alla contaminazione a tutti i costi col "moderno", alla presenza sul palco del "grande nome" della musica leggera nazionale, non si fa che violare tautologicamente tale assunto. A giudicare dagli ospiti presenti in scaletta e dall'immagine diffusa dai media, la Notte della Taranta di quest'anno ha rinvigorito una prassi che ha evidentemente trovato terreno fertile nei palazzi del potere di un'intera regione. Come nelle migliori tradizioni di un sud che, mentre proclama il contrario, continua in realtà a inseguire ciò che sta fuori, ricalca modelli anzichè rivendicare autonomia culturale propria.

Anche sul piano degli arrangiamenti, se è vero che "squadra vincente non si cambia", dopo i successi di pubblico degli anni passati nessuno si aspettava grandi sconvolgimenti e le previsioni non sono state disattese.

Contaminazioni freneticamente inseguite e rimaste tali soltanto sulla carta, melodie piu' o meno orecchiabili, ospiti di grande impatto mediatico ma anonimi sul piano del valore artistico aggiunto e la solita, costante approssimazione nell'uso delle voci sono sembrati i tratti distintivi di uno spettacolo pur complessivamente gradevole, migliorato rispetto al passato ma dall'approccio decisamente poco originale. Aspettarsi qualcosa di diverso dopo tre anni di sostanziale reiterazione dello schema precedente (stesso maestro concertatore, stessi musicisti, stesso approccio negli arrangiamenti), del resto, non poteva che apparire come del tutto velleitario.

Tutto questo mentre l'allocazione delle risorse pubbliche in Salento diventa sempre piu' iniqua. L'iper finanziamento di grandi eventi (o del "grande evento") non fa che fagocitare denaro a spese dalle casse provinciali e regionali, azzerando completamente l'offerta di piccoli spettacoli distribuiti sul territorio. Basti citare a mero titolo di esempio l'infausto destino spettato al raduno estivo della cummunity Pizzicata.it (quasi 2000 iscritti), annullato all'ultimo momento perchè il comune che avrebbe dovuto ospitarlo non ha reperito gli spiccioli necessari al suo finanziamento.

Il risultato è quasi una sorta di "polarizzazione" dell'offerta culturale, con una programmazione estiva che tende sempre piu' a limitarsi al grande evento dal gigantesco impatto mediatico, ultrafinanziato e sponsorizzato, da una lato, e alle provincialissime e autogestite sagre di paese dall'altro.

Non è un caso che le smanie di spettacolarizzazione a tutti i costi di qualsiasi cosa abbia a che fare con la nostra tradizione popolare non stiano lasciando spazio ad alcun esperimento di ricerca seria e sistematica sul campo delle fonti orali finanziato con risorse pubbliche. Non v'è ancora traccia del millantato archivio delle fonti di cui tanto si discuteva ai tempi della costituzione dell'Istituto Diego Carpitella e che ancora non ha trovato luce neppure sulla carta.

Il recente dibattito apertosi sulla nascita della fondazione "Notte della Taranta" rimane alla luce di ciò l'occasione più ghiotta nella quale porre l'accento sui problemi chiave che ogni estate "rovinano la festa" a tanti salentini, critici sulle attuali modalità di gestione delle risorse pubbliche regionali, diffidenti nei confronti del ruolo culturalmente egemonico ricoperto dal grande evento estivo, ma allo stesso tempo consapevoli del suo grande potere strategico di richiamo turistico e di locomotiva-traino di sviluppo del territorio.

Postato 08/09/2006
alle ore 03:18
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Considerazioni sulla Notte della Taranta di Soleto (LE)

Gli hanno riservato il palco più grande. L'amplificazione più potente, lo spazio più maestoso, l'organizzazione più robusta. E' questa la serata che conta, un immenso campo sportivo trasformato in un vero e proprio santuario della musica popolare. Che poco dopo mezzanotte finisce, irrimediabilmente, per diventarne il calvario e la negazione.
La gente arriva in una Soleto trasformata in un enorme parcheggio a cielo aperto convinta di assistere a una festa e va via col male alle orecchie. Il frastuono dei campionatori è altissimo, i pochi tamburelli sul palco quasi non si sentono, completamente coperti dai bassi dei sofisticati impianti elettronici piazzati sulla scena. Sullo schermo gigantesco che fa da sfondo ai musicisti un tizio si ricopre il corpo di sanguisughe e raccoglie sangue in una ciotola. Ogni tanto un ragno fa capolino in primo piano, come a ricordare, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, che lo spettacolo ha in qualche modo a che fare col tarantismo e la pizzica. Ma il pubblico non gradisce.
I 20.000 (si dice) spettatori presenti si guardano in faccia perplessi, fanno fatica a capire il perchè. Ai continui inviti all'applauso del mastro concertatore di turno fanno seguito i fischi. C'è chi perde la testa e lancia bottiglie di plastica e lattine di birra ai lati del palco.
Sulla scena, nel frattempo, si alterna nel "bum bum" dei bassi elettronici la crema del movimento neo-tradizionaista salentino. Ci sono i soliti tamburellisti noti, i cantanti, qualche violino, un paio di chitarre. Poco dopo le tre di notte arriva l'ordine perentorio di staccare la spina e il disastro è completo. La passerella si interrompe, la scaletta è mozzata.
E' questa la cartolina che, da un piccolo paese della Grecìa, il Salento della pizzica spedisce al mondo. E' questo il paradigma dell'impianto egemonico della politica di promozione culturale della nostra classe dirigente, mentre la penuria di fondi per attività alternative costringe le amministrazioni locali a ridurre all'osso l'offerta di piccoli concerti di musica popolare distribuiti nel territorio. Come nel caso del comune di Alessano, dove il raduno della community Pizzicata.it, nonostante il successo dello scorso anno, viene eliminato dalla programmazione estiva perchè i miseri 2.500 euro necessari per il suo finanziamento pesavano come un macigno per le casse del bilancio comunale.
"Non vendete la vostra primogenitura per un piatto di lenticchie" urlava qualche anno fa Giovanni Lindo Ferretti dal palco del concertone di Melpignano. A risentire le parole di quella notte, dopo lo spettacolo di giovedì, il paradosso sembra essersi sostituito a qualsiasi altro possibile e immaginabile leit motiv del festival.
Postato 08/09/2006
alle ore 03:17
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